sabato 27 aprile 2013

«Ci si può chiedere se l'onnipresenza mediatica del Papa non contribuisca a distrarre o raffreddare la fede del cattolico»

Il fenomeno della sovraesposizione mediatica del nuovo Papa, nella sua oggettiva evidenza, non ha colpito e non colpisce solo noi. Osserviamo altre voci "fuori dal coro" anche in altri paesi. 
Oggi traduco e riporto un articolo di fonte argentina, ripreso dal Blog francese Riposte Catholique, che lo introduce con una riflessione di cui inserisco la parte conclusiva per condividerla come premessa. A chi legge il francese consiglio di consultare anche la parte che precede, ugualmente interessante, con considerazioni altrettanto pertinenti.

« ...Oggi al contrario – sotto un falso pretesto di umiltà e di povertà – i prelati sembrano rivalizzare in ingegnosità per sottrarsi agli onori dovuti alla funzione che assumono e si rifiutano di pontificare : alle cattedre preferiscono ordinari seggi e al posto dei ricchi ornamenti che magnificano la grandezza dell'episcopato preferiscono mitre semplici e casule di tessuto scadente; ... e ciò non è sano.
È la perdita del senso della funzione gerarchica pressoché sistematicamente sminuita attraverso la rimozione degli onori che le sono dovuti, degenerato spesso nel culto della personalità  nei confronti di colui che ricopre la funzione. 
È una cosa moralmente esecrabile. È una cosa rovinosa tanto per le istituzioni quanto per la salute psicologica e spirituale delle persone. 
Nella Chiesa si è introdotta un'infatuazione superficiale e sentimentalista che nulla ha più a che vedere col soprannaturale né con la sana riverenza dovuta all'autorità: nei secoli di fede, quando appariva il Sommo Pontefice, si faceva silenzio e ci si inginocchiava per ricevere la benedizione del Vicario di Cristo che passava, ieratico; ora il Papa moltiplica i suoi giri di pista, i saluti, i sorrisi, i bacini come le starlettes e passa senza più benedire le folle che si agitano ed emettono gridi, di cui ci si può perfino chiedere se provengono da esseri dotati di ragione, tanto l'emozionalità e l'intrattenimento collettivo sembrano prevalere. 
Coincide con le nostre riflessioni il seguente testo di uno dei nostri fedeli amici che vive in Argentina».
Il Telepapa

L'esposizione mediatica del Papa è un fenomeno che può sembrarci ‘normale’, e che in effetti appartiene all'attuale fase storica ; ma questo fenomeno è così spettacolare che inevitabilmente tocca la vita dei cattolici, se non nella sostanza della loro fede, per lo meno nel loro modo di viverla. Nel corso dei secoli un cattolico poteva tranquillamente morire senza nemmeno sapere chi fosse il Papa di Roma; oppure sapendolo soltanto in modo approssimativo, ignorando se egli fosse grasso o magro, alto o basso, taciturno o chiacchierone, fine teologo o rustico pastore. Durante i secoli, sapere che a Roma ci fosse un uomo che era il Vicario di Cristo in terra, che quest'uomo, la cui successione è certa, custodiva il deposito della fede che professava, ricevuta dagli avi, era sufficiente per un cattolico. Son trascorsi secoli durante i quali un cattolico viveva la sua fede nella preghiera, nella frequentazione dei sacramenti e nella celebrazione comunitaria; ove non riceveva insegnamenti che dal suo curato, troneggiante nel suo pulpito, e dai suoi antenati nel calore del focolare domestico. È così che sono andate le cose dalla fondazione della Chiesa fino a pochi secoli fa, che furono i secoli d'oro della Cristianità.

Prima dell'inizio di questa fase mediatica della storia, ce n'è stata un'altra, intermedia, durante la quale la diffusione della stampa permetteva ad un cattolico curioso di conoscere le prese di posizione dei papi sulle questioni di fede e di costumi, attraverso le loro encicliche: ma anche, quando era il caso, le difficoltà incontrate dal papato nel consesso politico internazionale. In quest'epoca, un cattolico conosceva l'effige del Papa attraverso le riproduzioni e, se era un avido lettore di giornali e riviste, poteva farsi un'idea sommaria delle linee maestre del suo pontificato. Ma la stragrande maggioranza dei cattolici restava ignorante di simili particolarità, vivendo ancora la sua fede in maniera tradizionale: in comunione con gli altri fedeli della sua contrada ed ascoltando gli insegnamenti del suo curato, fosse egli santo o di costumi rilassati o perfino dissoluti – caso che appariva molto triviale al cattolico ordinario: perché sapere che, santo o libertino, quel curato, mentre celebrava la messa, era 'un altro Cristo' era per lui sufficiente.  Era un'epoca in cui le istituzioni restavano al di sopra delle persone che le incarnavano.

Ma è arrivata questa fase mediatica della storia e tutto si è disorganizzato. Ecco che di colpo il Papa è diventato una figura onnipresente; e il cattolico ordinario ha cominciato a conoscere di lui cose intime inaudite: se soffre di gotta o è calvo; se ama il calcio o gli scacchi; se è austero o amante della pompa nel suo modo di vestire; che tipo di scarpe calza; sa ama sfoggiare un copricapo da musicista ambulante o il tricolore ricevuto in dono da fedeli durante un'udienza, oppure se rifiuta un onore così dubbio. Si considera che conoscendo queste insolite intimità il cattolico possa amare di più il papa, che questi in tal modo diventi più «umano», più «vicino» e «accessibile». Discorsi quanto mai grotteschi dal momento che il Papa non ha sulla terra altra missione che essere il vicario di Cristo e che, per avvicinare Cristo, per renderlo più «umano», «vicino» e «accessibile», è Cristo stesso che ci dona la ricetta:  «Perché avevo fame e mi avete sfamato: avevo sete e mi avete dato da bere; ero straniero e mi avete dato rifugio... ecc.». Non è conoscendo le intimità insolite del Papa che il cattolico avvicina Cristo, ma soffrendo con i piccoli nei quali Cristo si nasconde.

Ci si può domandare se, di rimando, questa onnipresenza mediatica del Papa non contribuisca a distrarre o a raffreddare la fede del cattolico. Ci si può chiedere se il continuo controllo mediatico del Papa, non soltanto nelle sue prese di posizione su questioni che riguardano la fede e i costumi, ma nelle più svariate banalità quotidiane, non generi una sorta di 'papolatria' del tutto estranea alla tradizione cattolica, e che spesso rasenta il fenomeno ‘fan’ provocato da cantanti, calciatori e attori. Ci si può domandare ancora se questa esposizione mediatica talmente abusata non generi una distorsione nella trasmissione della fede. Perché se Cristo avesse desiderato che la fede fosse trasmessa ‘alla grande’ avrebbe immediatamente inventato il porta-voce, la radiofonie, i ripetitori, l'ADSL, la televisione digitale e le reti sociali di Internet ; ma, pur potendo farlo, preferì che la fede fosse trasmessa nel calore umano, attraverso piccole comunità che crebbero grazie alla testimonianza personale e insostituibile, cuore a cuore, dei propri discepoli. [Sostanzialmente qui deduco che il 'mezzo' non deve prevalere sul 'messaggio'. Anche se c'è chi ha detto (McLuhan) che il mezzo è il messaggio]
Juan Manuel de Prada

18 commenti:

Anonimo ha detto...

...parlano Putin ed Erdogan che non vogliono permettere adozioni di orfani russi e turchi nei paesi occidentali in cui sono possibili matrimonio e adozioni gay. Grazie quindi alla chiesa ortodossa ed all'islam per la difesa che stanno facendo della legge naturale. La chiesa cattolica è troppo impegnata a farsi amare dal mondo "evoluto"....
...ma quanto durerà? Possibile che si vada verso una quasi totale "snaturalizzazione" della chiesa?
di chi la colpa?
dove l'origine e le cause???

Anonimo ha detto...

Non possiamo sapere se questa esposizione mediatica si funzionale ad un bene maggiore...
C'è il rischio di qualche grosso scandalo (finanziario? morale?) che potrebbe venir fuori....voglia di recuperare i consensi perduti tra la gente (per colpa di Benedetto?) ???
Non lo sappiamo.
Solo il futuro ce lo dirà.
Ciò che preoccupa è il silenzio sui temi bollenti...

Japhet ha detto...

"Grazie quindi alla chiesa ortodossa ed all'islam per la difesa che stanno facendo della legge naturale"

In Francia c'è chi dice che la nuova legge favorisce anche l'Islam perché oltre al matrimonio omo, sembrerebbe favorire anche la poligamia.

mic ha detto...

Non possiamo sapere se questa esposizione mediatica si funzionale ad un bene maggiore...

Visti i rischi e gli effetti sottolineati nell'articolo, peraltro ben motivati, l'unico "bene maggiore" sembrerebbe solo apparente, perché nell'ordine della superficialità e del sentimentalismo, potrebbe essere un avvicinamento alla fede di alcuni "lontani"; ma quale nutrimento si darebbe loro dopo?

C'è il rischio di qualche grosso scandalo (finanziario? morale?) che potrebbe venir fuori....

Piuttosto sembra che proprio gli scandali finanziari e morali, per nulla risolti e tuttora presenti, siano messi a tacere da questa nuova ondata di "popolarità" enfatizzata e cavalcata anche dai media cattolici, soprattutto progressisti con sottolineature a loro uso e consumo. Mentre gli altri appaiono in una strana e insolita orchestrazione favorevole a mettere in luce i dettagli più coinvolgenti.

voglia di recuperare i consensi perduti tra la gente (per colpa di Benedetto?) ???

Spero che il riferimento a Papa Benedetto sia in senso ironico. Perché è evidente quanto la campagna mediatica nei suoi confronti, sia ad intra che ad extra, fosse orchestrata in senso opposto.

In ogni caso non credo che la Chiesa debba aver tanto di mira il recupero dei consensi, quanto il recupero di credibilità, autorevolezza e serietà in ragione del messaggio che trasmette, cioè in definitiva, preoccuparsi di quella che è la sua prioritaria funzione: la salvezza delle anime...

mic ha detto...

Solo il futuro ce lo dirà.
Ciò che preoccupa è il silenzio sui temi bollenti...


E' vero.
Il problema di questo papa è che agisce in senso dirompente senza dare spiegazioni. Il che fa sì che manchino presupposti inequivocabili per chiedere ragione di alcuni rischi al momento solo prefigurati, a parte il pauperismo liturgico, il non-inginocchiarsi alla Consacrazione (che a me francamente fa impressione), la banalizzazione delle quotidiane celebrazioni non più private che oltre a sovraesporre e banalizzare mettono in luce l'uso di una informalità sempre più accentuata e dissacratoria: viste le foto dei recenti "ministranti", privi di veste liturgica (bambini e adulti in divisa e/o in tuta)?
Se è una liturgia, tale deve rimanere. Se è un simposio informale, lo si dica una volta per tutte. Ma lo si dica o non lo si dica, tale rischia di apparire e di diventare, soprattutto per emulazione da parte di sacerdoti e vescovi progressisti (che purtroppo sono i più), molto più propensi a prendere questo tipo di esempio, piuttosto che quello restauratore e ri-sacralizzante di Papa Benedetto...

Quanto ai temi scottanti circolano voci contrastanti. Anche qui vedremo. Dovrà pur scrivere o parlare in termini più circostanziati, qualche volta.

Anonimo ha detto...

Noto che nel programma della marcia per la vita (12 maggio 2013) non c'è il Regina Coeli col papa, come gli altri anni.
Chissà per quale motivo....per giustificare, forse, un'eventuale mancanza nei saluti che il papa rivolgerà...?
Papa Benedetto fu molto caloroso e non perse l'occasione per dire la "sua"

Rossella ha detto...

"a parte il pauperismo liturgico, il non-inginocchiarsi alla Consacrazione (che a me francamente fa impressione), la banalizzazione delle quotidiane celebrazioni non più private che oltre a sovraesporre e banalizzare mettono in luce l'uso di una informalità sempre più accentuata e dissacratoria: viste le foto dei recenti "ministranti", privi di veste liturgica (bambini e adulti in divisa e/o in tuta)? "
concordo. e aggiungo: mi lascia sbigottita che in quella cappella manchino gli inginocchiatoi! quelle file di sedie imbottite ricordano più il cinema direi... sarà che tutti si inginocchiano sul marmo? può essere...chissà...

Cesare Baronio ha detto...

Qui siamo al culto della personalità, che non ha nulla a che fare con la sacra potestà del Vicario di Cristo, ma ricorda piuttosto i facili successi mediatici. Anzi: una vera e propria apokolokynthosis.

mic ha detto...

Resta da vedere se durera' e quanto.
Tutto dipendera' da se e quando comincera' a parlar cattolico o dara' segni di non nascondere sotto il tappeto la polvere di scandali ora apparentemente sommersi e che sembrano stranamente dimenticati da tutti, compresi i media.

viandante ha detto...

Cara mic,
certi scandali ora apparentemente nascosti sotto il tappeto, erano solo funzionali alla demolizione della Chiesa.
Un solo esempio: la pedofilia.
Finché si tratta (trattava) di colpire i sacerdoti e la Chiesa la pedofilia era considerata un abominio. Ora che lo scopo é stato raggiunto, colpire la Chiesa, nascono addirittura dei partiti pedofili (vedi Olanda). Dunque adesso questa perversione, cattiva se esercitata da un sacerdote, viene riproposta alla popolazione e anzi si arriva a dire che anche i bambini devono poter esprimere la loro sessualità.

Mah, credo che per i media e per certa gerarchia il valore non negoziabile più importante sia il poter dormire tranquilli e indisturbati, il resto eventualmente segue. Mondo permettendo...

Anonimo ha detto...

Esatto caro viandante...
Dal papa...neanche una parola in difesa della famiglia...neanche stamattina.
Cosa succede?
Lo Spirito tanto invocato non spinge ad annunciare la Verità???

Japhet ha detto...

Neanche una parola sul fatto che la Santa Messa di questa mattina era già prevista nel calendario degli eventi programmati da Benedetto XVI per l'Anno della Fede.
Né il Papa né altri lo hanno ricordato.

E nemmeno, dopo l'invito ad andare "controcorrente", nessuno, a partire dal nuovo Papa, dice cosa significa andare controcorrente oggi...

Continua a lanciare slogan sentimental-pop

Anonimo ha detto...

Slogan su slogan....a chi giovano? alle anime?

mic ha detto...

Non si può fare a meno di ricordare le parole ai giovani di Benedetto XVI a Loreto nel 2007. Anche lui diceva andate controcorrente e con accenti coinvolgenti articolando il discorso e motivando quel che affermava (ma pare che nessun media se ne sia entusiasmato!):

"...Questa prospettiva indicata dalle Scritture appare oggi quanto mai provocatoria per la cultura e la sensibilità dell’uomo contemporaneo. L’umile è percepito come un rinunciatario, uno sconfitto, uno che non ha nulla da dire al mondo. Invece questa è la via maestra, e non solo perché l’umiltà è una grande virtù umana, ma perché, in primo luogo, rappresenta il modo di agire di Dio stesso. È la via scelta da Cristo, il Mediatore della Nuova Alleanza, il quale, "apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce" (Fil 2,8).
Cari giovani, mi sembra di scorgere in questa parola di Dio sull’umiltà un messaggio importante e quanto mai attuale per voi, che volete seguire Cristo e far parte della sua Chiesa.
Il messaggio è questo: non seguite la via dell’orgoglio, bensì quella dell’umiltà. Andate controcorrente: non ascoltate le voci interessate e suadenti che oggi da molte parti propagandano modelli di vita improntati all’arroganza e alla violenza, alla prepotenza e al successo ad ogni costo, all’apparire e all’avere, a scapito dell’essere.
Di quanti messaggi, che vi giungono soprattutto attraverso i mass media, voi siete destinatari!
Siate vigilanti! Siate critici! Non andate dietro all’onda prodotta da questa potente azione di persuasione. Non abbiate paura, cari amici, di preferire le vie "alternative" indicate dall’amore vero: uno stile di vita sobrio e solidale; relazioni affettive sincere e pure; un impegno onesto nello studio e nel lavoro; l’interesse profondo per il bene comune. Non abbiate paura di apparire diversi e di venire criticati per ciò che può sembrare perdente o fuori moda: i vostri coetanei, ma anche gli adulti, e specialmente coloro che sembrano più lontani dalla mentalità e dai valori del Vangelo, hanno un profondo bisogno di vedere qualcuno che osi vivere secondo la pienezza di umanità manifestata da Gesù Cristo.
Quella dell’umiltà, cari amici, non è dunque la via della rinuncia ma del coraggio. Non è l’esito di una sconfitta ma il risultato di una vittoria dell’amore sull’egoismo e della grazia sul peccato. Seguendo Cristo e imitando Maria, dobbiamo avere il coraggio dell’umiltà; dobbiamo affidarci umilmente al Signore perché solo così potremo diventare strumenti docili nelle sue mani, e gli permetteremo di fare in noi grandi cose

Anonimo ha detto...

http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/homilies/2007/documents/hf_ben-xvi_hom_20070902_loreto_it.html

Anonimo ha detto...

Hanno piú successo gli slogan.
Sono meno impegnativi. Speriamo che non colpiscano solo l'emozione. Forse per qualcuno e' quello che ci vuole.

mic ha detto...

Caro viandante,
credo che tu abbia fatto centro.
Certo che la delusione e' grande. Se non fosse che ci aggrappiamo alla fede...

rocco e il cane ha detto...

vorrei proporvi una pagina dal sito sisinono. risponde chiaramente e puntualizza bene molti del argomenti trattati in questo blog e lo fa con chiarezza magistrale:

http://www.sisinono.org/component/content/article/51-anno-2013/200-anno-xxxix-nd6

stigmatizza molto chiaramentegli atteggiamenti modernisti con semplicita' come per esempio il sentimentalismo religioso e descrive quali fondamenti della Vera Fede vanno a minare. spero che vi sia di consolazione come lo e' stato per me in quanto vi ho trovato puntuale conferma di molte cose che per grazia ricevuta col tempo ho maturato.