giovedì 18 aprile 2013

Cristianesimo in pillole e indigestione da pletora informativa

Purtroppo non dispongo al momento se non del testo diffuso da Radio Vaticana (integrato da altri frammenti riportati dall'AGI) e della solita mediatica sua riduzione in "pillole" ammannite a mo' di slogan. Si tratta delle indicazioni del papa ai suoi "confratelli argentini nell'episcopato" riuniti in Assemblea Plenaria, con i quali si scusa per l'assenza a causa di “impegni assunti di recente". 

Bene, parto da questo testo, che molto mi colpisce, perché ci sono dei refrain che stanno diventando abusati mantra, che si ripropongono all'attenzione e che francamente cominciano a diventare stucchevoli: 
  1. La Chiesa deve uscire da sé altrimenti
  2. presto o tardi, si ammala nell'atmosfera viziata delle stanze in cui è rinchiusa anche se 
  3. uscendo fuori di casa si può incorrere in un incidente (meglio una chiesa incidentata che ammalata)
  4. la pastorale in chiave missionaria (vedi insegnamento ben diverso e 'sapienziale' di Benedetto XVI, riportato in conclusione) per evitare la malattia che sarebbe tipica della Chiesa:
    1. l'autoreferenzialità
    2. nonché il narcisismo che conduce alla mondanità spirituale e al clericalismo sofisticato che impedisce
  5. la dolce e confortante allegria dell'evangelizzare
  6. andando verso le periferie esistenziali e crescere nella parresia. 
Questo parlare approssimativo, per allusioni tanto vaghe, perché non sviluppate, quanto taglienti nelle possibili ripercussioni, lascia abbastanza sconcertati. Lo stesso vale per le omelie, di per sé condivisibili, ma le cui affermazioni rischiano di diventare soltanto slogan, anche per il fraintendimento o lo sbandieramento pilotato dei media, che estrapolano e non spiegano. Ma quello di spiegare non è il loro ruolo e c'è una comunicazione curiale che se ne dovrebbe occupare o, meglio, le parole del papa dovrebbero essere sbandierate di meno per non cadere nell'infopollution (inquinamento da informazione) inflazionante e banalizzante sia la persona che la sua funzione nonché il messaggio che trasmette; il che non può non generare confusione.

Assistiamo infatti alla possibilità di fare indigestione di informazioni: basta avere una minima esperienza della navigazione in Internet o di qualunque altro canale mediatico. Gli specialisti della comunicazione hanno coniato appunto il termine infopollution: inquinamento da informazione. Si tratta di un inquinamento dato sia dalla pletora informativa, che spesso porta con sé insuperabili difficoltà di ricapitolazione e di introspezione, sia da contenuti volutamente o potenzialmente manipolatori.
È reale il rischio di una ipertrofia informativa che, senza il dovuto vaglio di una coscienza matura, inducendo modelli culturali prefabbricati, opinioni massificanti, pregiudizi al servizio dell’ideologia dominante, produce l’effetto di addomesticare, se non quello di addormentare le coscienze[1].

Ecco un effetto indicato come temuto: "la Chiesa baby-sitter che addormenta i fedeli [se non annuncia]" - uno degli ultimi exploit a S. Marta riportato da L'Osservatore Romano di oggi -, effetto che in realtà rischia di essere procurato attraverso un annuncio a brandelli. 

Ma dov'è il munus docendi e anche quello sanctificandi, senza i quali non basta il battesimo, come sembra dedursi dalle affrettate, approssimative e sentimentali "uscite" del nuovo Papa? Egli dimentica, mi pare, che Gesú, prima di mandare gli Apostoli a evangelizzare, li ha "costituiti" e dimentica anche di ripetere Urbi et Orbi che il battesimo innanzitutto salva dal peccato originale e conferisce un "sigillo" indelebile di appartenenza. Poi, però, la Chiesa Mater et Magistra costituisce insegnando e santificando, non lanciando slogan né "uscendo da se stessa", ma rimanendo se stessa nel senso di quella che il Signore ha voluto e istituito. A me sembra che venga invitata ad un indiscriminato e indeterminato "uscire da sé" una Chiesa che, insieme alla sua identità, sta perdendo la sua funzione primigenia. 

Siamo noi che dobbiamo uscire non da noi stessi, ma dai nostri egoismi: anche a livello individuale, non può uscire efficacemente da sé, chi non ha prima maturato una congrua consapevolezza della sua identità. Intendo semplicemente dire che bisogna innanzitutto essere sempre più pienamente se stessi in Cristo e aver acquisito una identità prima di poter uscire da se stessi. Per identità intendo la "configurazione" a Cristo. E questo non significa appartenenza ad una cerchia, ma ad una Persona: il Signore! E non significa nemmeno aver raggiunto la perfezione, che non è di questo mondo ed è vero che lo Spirito agisce nonostante il nostro limite; ma un minimo di capacità relazionale autentica che solo la retta fede sviluppa è pur necessaria. E si concretizza, individualmente prima che comunitariamente, nel conoscere se stessi sotto lo sguardo di Dio e, camminando in Lui e con Lui nella Sua Chiesa, nell'accogliere la grazia che libera guarisce trasforma e svela l'immagine che ognuno di noi reca impressa nel profondo del proprio essere. Forse il Papa lo dà per scontato; ma dovrebbe emergere, perché essere sommari fa rimanere in superficie.

Così la Chiesa, se perde la sua identità e la sua funzione e non resta quella che è, cosa o chi porta agli altri? Essa deve innanzitutto restare se stessa per dar senso all'uscire da se stessa, perché si può trasmettere ad extra nella misura in cui si custodisce ab intra. Perciò, se la Chiesa perde alcuni punti saldi che non sono soltanto comunitari, identitari, ma anche spirituali dottrinari liturgici pastorali, che hanno una loro intrinseca fecondità, cosa può pensare o sperare di diffondere alle cosiddette periferie esterne? 

Essere cristiani non è così facile (cioè non a buon mercato) come può apparire da frasi che diventano slogan e nemmeno dipende dal consenso. È certamente e innanzitutto una grazia, ma è anche un impegno e una risposta continua e di TUTTA la persona non sull'onda del sentimento, ma della ragione coniugata con la Fede che genera conoscenza, non sentimentalismo. Possiamo amare solo Chi conosciamo perché ci viene mostrato e noi stessi, a nostra volta, possiamo lasciarlo trasparire solo da quello che siamo "rimanendo" in Lui. Le frasi ad effetto forse possono servire come una sorta di "terapia d'urto"; ma poi, chi e come cura la "terapia di mantenimento", cioè la formazione seria che passa dalla santificazione, cioè dalla pastorale sacramentale senza la quale la pastorale missionaria non può esistere o è sviata e sviante?

È questa la roccia su cui Cristo Signore ha fondato la Chiesa?

Ecco che cosa diceva Benedetto XVI il 5 maggio 2010, durante un'udienza, sul Munus sanctificandi:
"Negli ultimi decenni, vi sono state tendenze orientate a far prevalere, nell’identità e nella missione del sacerdote, la dimensione dell’annuncio, staccandola da quella della santificazione; spesso si è affermato che sarebbe necessario superare una pastorale meramente sacramentale. Ma è possibile esercitare autenticamente il Ministero sacerdotale “superando” la pastorale sacramentale? Che cosa significa propriamente per i sacerdoti evangelizzare, in che cosa consiste il cosiddetto primato dell’annuncio? Come riportano i Vangeli, Gesù afferma che l’annuncio del Regno di Dio è lo scopo della sua missione; questo annuncio, però, non è solo un “discorso”, ma include, nel medesimo tempo, il suo stesso agire; i segni, i miracoli che Gesù compie indicano che il Regno viene come realtà presente e che coincide alla fine con la sua stessa persona, con il dono di sé, come abbiamo sentito oggi nella lettura del Vangelo. E lo stesso vale per il ministro ordinato: egli, il sacerdote, rappresenta Cristo, l’Inviato del Padre, ne continua la sua missione, mediante la “parola” e il “sacramento”, in questa totalità di corpo e anima, di segno e parola. Sant’Agostino, in una lettera al Vescovo Onorato di Thiabe, riferendosi ai sacerdoti afferma: “Facciano dunque i servi di Cristo, i ministri della parola e del sacramento di Lui, ciò che egli comandò o permise” (Epist. 228, 2). È necessario riflettere se, in taluni casi, l’aver sottovalutato l’esercizio fedele del munus sanctificandi, non abbia forse rappresentato un indebolimento della stessa fede nell’efficacia salvifica dei Sacramenti e, in definitiva, nell’operare attuale di Cristo e del suo Spirito, attraverso la Chiesa, nel mondo."
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1. Maria Guarini, "Agorà telematica", Edizioni Vivere In - Collana Parva Itinera, 2001, p.106

39 commenti:

Anonimo ha detto...

Nessuno dice niente del fatto che ci sono sempre più sacerdoti che non si inginocchiano alla Consacrazione?

Una comunicazione davvero efficace dovrebbe spiegare le ragioni, fisiologiche (chissa'?), che forse impediscono al Papa di farlo, altrimenti anche per effetto della sua sciatta liturgia, chiunque è autorizzato a pensare che non sia importante!

Luisa ha detto...

Ti ringrazio, mic, per aver riassunto, e nel contempo approfondito, il clima freneticamente delirante che stiamo vivendo dal 13 marzo.
Ogni parola, ogni gesto, ogni scelta di Papa Bergoglio sono non solo riportati ma, con un`enfasi estatica, sono lodati, magnificati come se tutto quel che fa e dice fosse pillole di saggezza, come se tutto fosse nuovo e inaudito.
Questo per la forma e poi c`è il contenuto, un contenuto pure lui acriticamente esaltato, anche se il linguaggio è vago, ripetitivo, con formulazioni che sembrano degli slogan, delle frasi volutamente sottolineate, ripetute più volte...a braccio:
Dio perdona sempre (è vero, ma una parola sul pentimento, no? Va e non peccare più),
Dio ti giudica amandoti( e una parola sulla Giustizia divina, sul timore di Dio, no?),
Gesù è il tuo avvocato...
O ancora:
la Chiesa deve uscire da sè stessa,
conoscendo lo stato comatoso della Fede, l`ignoranza abissale dei cattolici, la religione fai da te, le diverse casette con i loro orticelli, i magisteri paralleli e alternativi,di quale Chiesa stiamo parlando?
Prima di uscire da sè già bisogna abitare quel "sè", bisogna conoscerlo, se no che cosa portiamo agli altri, Chi portiamo?


Non solo la strumentalizzazione, dei gesti e parole di Papa Bergoglio, è facile e ovvia, ma l`interpretazione che ne danno, o possono dare loro, e i cattolici che non hanno una solida e retta formazione e chi consapevolmente se ne serve a profitto di una religione fai da te, buonista e irenista, dalla quale è non solo assente la responsabilità che accompagna la nostra libertà di figli e figlie di Dio, ma dalla quale sono tolte le pietre d`inciampo che ci separano dai fratelli separati..e sono tanti!
Dire ai cattolici che il Signore perdona sempre, qualunque cosa facciano, che Dio non li giudica se non amandoli, che Gesù è il loro avvocato, senza parlare di pentimento, di responsabilità, di giustizia divina, del dovuto timor di Dio ( Papa Benedetto ci aveva spiegato in che cosa consiste e mi aveva riconciliata con quella nozione che rifiutavo), è dare una visione incompleta, parziale dell`insegnamento che Cristo ha affidato alla Sua Chiesa.
Basta leggere alcune testimonianze per avere la conferma del rischio legato a quel linguaggio vago.

don Camillo ha detto...

Ma insomma cerchiamo di leggere questi punti sotto un altro punto di vista. Questi punti non sono contenutistici ma metodologici. Provate a pensare a tutto il lavoro pastorale proposto dalla SPX in Francia e negli Stati Uniti e rileggete i punti proposti dai Vescovi Argentini...

Paolo ha detto...

Sono effettivamente sempre più numerose le testimonianze di cattolici che osservano esterrefatti il sacerdote che non si inginocchia più alla Consacrazione.
Anche questo è un"effetto Bergoglio"?
Ma possiamo essere certi che i vaticanisti non ne faranno il titolo di uno dei loro numerosi articoli.
Non sarebbe forse auspicabile che Padre Lombard,o Mons.Marini, spiegassero chiaramente perchè il Vescovo di Roma non si inginocchia alla Consacrazione?

mic ha detto...

Questi punti non sono contenutistici ma metodologici.

OK. Sono punti metodologici. Ma è giusto separare il metodo dal contenuto?

E il fatto che sono punti metodologici spiega la pletora e l'enfasi informativa con la banalizzazione e la confusione che ne consegue?

Anonimo ha detto...

"Come afferma san Giovanni nella sua Prima Lettera Egli è il nostro avvocato: che bello sentire questo! Quando uno è chiamato dal giudice o va in causa, la prima cosa che fa è cercare un avvocato perché lo difenda. Noi ne abbiamo uno, che ci difende sempre, ci difende dalle insidie del diavolo, ci difende da noi stessi, dai nostri peccati! Carissimi fratelli e sorelle, abbiamo questo avvocato: non abbiamo paura di andare da Lui a chiedere perdono, a chiedere benedizione, a chiedere misericordia!"

Questo è il passo incriminato.
Mi pare che il messaggio sia molto semplice e dai contenuti cattolici:

- la metafora dell'avvocato è usata da san Giovanni evangelista;

- Gesù è definito il nostro difensore contro il Diavolo, noi stessi e i nostri peccati (qualcuno può dire che non è così? che la battaglia spirituale non si combatte con le armi di Cristo?);

- non afferma che Gesù semplicemente ci perdona, ma afferma di non avere paura di chiedergli perdono (e disperare del perdono divino è un grave peccato contro lo Spirito Santo).

In sintesi, afferma di chiedere perdono a Dio: ci sta semplicemente dicendo di andarci a confessare.

Non tutte le volte occorre ripetere l'intero Catechismo di Trento.

Don Camillo, lei che è sacerdote, vede altro in queste parole del Papa?

Prego Luisa di non inveire, non ho parlato in alcun modo di B XVI. Grazie

don Camillo ha detto...

OK. Sono punti metodologici. Ma è giusto separare il metodo dal contenuto?

Certo! Il contenuto è sempre lo stesso: la Chiesa sta a pezzi da 60 anni?? ci vuole "più Concilio"!!!

Luisa ha detto...

Anonimo, anonimo, perchè non parla del necessario pentimento, della responsabilità del cattolico, della sua coerenza dopo aver preso coscienza del male, necessarie per intraprendere il cammino liberatorio, della fermezza che deve avere su quel cammino?

Forse che Gesù ha detto all`adultera: va e continua a peccare, tanto non puoi far altro che peccare, o non ha piuttosto detto:
"Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più"?.

Si vuol forse far passare il messaggio che la tolleranza del Signore è illimtata, senza fine?
Forse che non bisogna più dire ai cattolici che devono impegnarsi a non peccare più?

don Camillo ha detto...

Ma per la verità vedo lo stesso contenuto da almeno tre settimane. Comunque non vedo altri tipi di messaggi. Tu cosa ci leggi?

Anonimo ha detto...

Luisa, Luisa, il Signore ci offre la Sua misericordia in un modo molto semplice: con il sacramento della penitenza.

Alle condizioni richieste, sì, ci perdona sempre.

E sempre ritornano le nostre infedeltà. Ci santifichiamo nella misura in cui la Sua stessa grazia ce lo concede.

Se preferiamo la Sua giustizia, allora che senso hanno le Sue piaghe per noi?

Attenti che il pelagianesimo è un pericolo che si corre anche in buona fede. Chi può credere di presentarsi al cospetto di Dio solo con i propri meriti? Chi preferisce la Sua giustizia alla Sua misericordia? E' proprio per timore del Giudizio che si cerca la Sua misericordia.

Un vescovo certo non progressista aveva il seguente motto episcopale

"Et nos credidimus Caritati"

Quel vescovo era Marcel Lefebvre.

Don Camillo, batta un colpo ...

Anonimo ha detto...


"Ma per la verità vedo lo stesso contenuto da almeno tre settimane. Comunque non vedo altri tipi di messaggi. Tu cosa ci leggi?"

Solo quel che ho già detto

Luisa ha detto...

Anonimo lei non ha risposto ad una sola delle mie osservazioni.
Pentimento, responsabilità, corenza, fermezza, timor di Dio.

mic ha detto...

Alle condizioni richieste, sì, ci perdona sempre.

E sempre ritornano le nostre infedeltà. Ci santifichiamo nella misura in cui la Sua stessa grazia ce lo concede.

Se preferiamo la Sua giustizia, allora che senso hanno le Sue piaghe per noi?


Il richiamo, almeno una tantum alle condizioni richieste, che vedo anche lei è costretto a indicare, non significa "preferire la sua giustizia". Mi pare un discorso pretestuoso.
Chi potrebbe mai preferire la giustizia alla misericordia?

Si tratta semplicemente di uscire dal pressappochismo e mettere in campo i dati essenziali di ciò di cui di volta in volta si sta parlando.
E, per far questo, basta non fare affermazioni monche e non c'è bisogno di ripetere ogni volta il catechismo di Trento.

Anonimo ha detto...

Luisa, la risposta è chiara.

La sintetizzo:

- chi muore in stato di peccato mortale va all'inferno, cosa da prendere terribilmente seriamente;

- si esce dallo stato di peccato mortale con una buona confessione, secondo tutte le condizioni richieste (accusa dei peccati, dolore dei peccati, pentimento sincero, proposito di non peccare più)

- la speranza e la carità sono virtù teologali che servono a rimetterci con rinnovata fiducia sul cammino di santificazione.

Di più chiaro non so che dire.

Luisa ha detto...



Ci sono i neocatecumenali che, condizionati dal loro leader, credono che sono a vita schiavi del demonio, che satana è il padrone delle loro vite, che il demonio vince sempre,
ci sono i cattolici che pensano che possono fare a meno della Confessione individuale,
e adesso leggiamo e ascoltiamo i cattolici che scoprono la Misericordia del Signore che li perdona sempre, che non li giudica, se non amandoli...., ma forse che vanno in Confessione per il timore del Giudizio?
Per avere quel timore, già ci deve essere qualcuno che li informi perchè chi parla loro del Giudizio, della Giustizia Divina, del timor di Dio, dei Novissimi, della loro responsabilità di avviarsi su un cammino nuovo impegnandosi a non peccare?
Se il mesaaggio che passa è quello di Dio che perdona sempre e solo, mi sembra che trasmetti una malintesa Misericordia.

mic ha detto...

Anonimo lei a detto in tre battute cose che il muovo papa non ha mai detto e che purtroppo troppi sacerdoti odierni non dicono più.
E' capitato anche a me di andarmi confessare nella mia parrocchia e sentirmi dire, su cose nelle quali avvertivo davanti al Signore la mia responsabilità, che erano bazzecole.... e questo non aiuta a crescere. E non credo di soffrire di "scrupolosità", specie dopo essermi confrontata con sacerdoti non modernisti.

Non dobbiamo separare la Misericordia dalla Giustizia, senza mai fissarsi né nell'uno né nell'altro senso.

mic ha detto...

Attenti che il pelagianesimo è un pericolo che si corre anche in buona fede. Chi può credere di presentarsi al cospetto di Dio solo con i propri meriti? Chi preferisce la Sua giustizia alla Sua misericordia? E' proprio per timore del Giudizio che si cerca la Sua misericordia.


ma che c'entra?
Un conto è il timore del giudizio, un conto è il timor di Dio e la consapevolezza della propria responsabilità.
Per questo si parla, tra le condizioni richieste, di pentimento che provoca anche dolore e contrizione per aver offeso Dio o sciupato il suo disegno per noi e attraverso noi.
E questo deriva dal personale rapporto con Dio sviluppato nella fede e nella grazia e non c'entra con la paura del castigo, dalla quale forse si può partire ma nella quale la grazia non fa certo rimanere.

mic ha detto...

"Et nos credidimus Caritati"

Sicuramente quel vescovo non separava la Carità dalla Verità

Mi anche viene in mente il salmo (lo cito a memoria)
La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo.

Può essere interpretato in molti modi, anche in chiave cristologica. Io lo interpreto anche nel senso che che quando riconosciamo la nostra verità, davanti a Lui, specularmente il Signore ci usa misericordia e ci dona la Sua giustizia...

Anonimo ha detto...

"Anonimo lei a detto in tre battute cose che il muovo papa non ha mai detto e che purtroppo troppi sacerdoti odierni non dicono più."

D'accordo, ma non mi pare, nel caso specifico di cui stiamo parlando, che ci siano eresie nelle parole del Papa.
Se ci spingiamo alle dolose omissioni, entriamo nel campo delle intenzioni, dove non mi spingo.

Ci sono evidenti atteggiamenti anti-tradizionali di Bergoglio, ma non significa che ad ogni parola dica un'eresia.

Non mi pare un atteggiamento obiettivo.

Anonimo ha detto...

"Et nos credidimus Caritati"

"Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui."

Il motto deriva da questo passo della I lettera di san Giovanni, la stessa da cui Francesco ha preso la metafora dell'avvocato.

Luisa ha detto...



" Anonimo lei a detto in tre battute cose che il nuovo papa non ha mai detto e che purtroppo troppi sacerdoti odierni non dicono più."

Esatto, mic, ed io stavo appunto riflettendo sull`"effetto Bergoglio" che ci stanno propinando=martellando i media, vaticanisti in primis, su certe frasi ripetute e ripetitive che poi vengono riprese pedissequamente dai cattolici interrogati da quegli stessi media, frasi nelle quali mancano gli elementi che l`anonimo ha perfettamente riassunto.
Dalla più alta cattedra non deve arrivarci un linguaggio vago, più che semplice semplicista, con frasi a effetto che diventano degli slogan.

mic ha detto...

D'accordo, ma non mi pare, nel caso specifico di cui stiamo parlando, che ci siano eresie nelle parole del Papa.
Se ci spingiamo alle dolose omissioni, entriamo nel campo delle intenzioni, dove non mi spingo.


Nessuno ha parlato di eresie nelle parole del papa. Si è parlato di omissioni e nessuno ha detto che siano dolose. Del resto non siamo ancora in presenza di insegnamenti di spessore. Li stiamo aspettando e non per giudicare, ma per edificarci.

Michela ha detto...

Io nell'Udienza del 17 aprile sono rimasta impressionata da due frasi:

"....i discepoli esprimono la loro fede con la prostrazione, si inginocchiano chinando il capo"

"l’Ascensione non indica l’assenza di Gesù, ma ci dice che Egli è vivo in mezzo a noi in modo nuovo; non è più in un preciso posto del mondo come lo era prima dell’Ascensione; ora è nella signoria di Dio, presente in ogni spazio e tempo, vicino ad ognuno di noi"

Purtroppo mi è sembrato eclatante che mancasse il riferimento alla presenza di Gesù nell'Eucarestia e anhe che puntualizzasse sull'inginocchiarsi.
Ma, forse, davvero non può inginocchiarsi!

Anonimo ha detto...

Bergoglio si è inginocchiato senza problemi in terra per lavare i piedi a 12 carcerati, tra cui anche 2 musulmani, lo scorso Giovedì Santo per la S.Messa in Coena Domini.

Anonimo ha detto...

Dunque non si può parlare di misericordia.
Impegniamoci a non peccare.
Ad esempio sparlando o diffamando il Papa.
Disprezzare con acredine non è forse un peccato grave?
Va' e non peccare più.

mic ha detto...

Chi è che ha detto che non si può parlare di misericordia ?
Chi è che sparla o diffama? Non riesce proprio a cogliere la sofferenza e lo sconcerto dei credenti a cui sembra di aver perso una bussola sicura?
Dov'è il disprezzo e l'acredine?
Ci troviamo di fronte ad un fenomeno complesso in un'epoca di grande cambiamento indotto e gestito da chi (e parlo anche dei media) veicola una cultura egemone sviata e sviante.

viandante ha detto...

Se mi volete scusare, vedo alcuni gravi pericoli derivanti da questi pontefici postconciliari.

Prima di tutto nel fedele che cerca sinceramente di approfondire la sua fede e che si é imbattuto con la confusione dottrinale derivante dal Concilio, si insinua l'abitudine di sempre voler giudicare tutto e di sempre voler scovare eresie ovunque. Luisa non me ne voglia, ma non possiamo sempre dire dopo un'omelia ciò che un papa non avrebbe detto. Questo lo possiamo dire ma dopo qualche tempo (aspettiamo almeno i cosidetti 100 giorni...). Ciò non vuol dire che non ci possano essere aspetti che preoccupino.

Il secondo pericolo é quello opposto, di non voler vedere la rottura fine a sè stessa o peggio ancora finalizzata a ben precisi scopi che nulla hanno di cattolico. È il tipico discutere argomentando con un semplice "l'ha detto il papa o l'ha suscitato lo Spirito Santo".

Terzo pericolo é quello di ridurre la figura del pontefice a quella di un buon predicatore o di un buon sacerdote e basta. No, dal papa, o vescovo di Roma come preferisce, ci si attende che governi la barca di Pietro. A cosa potrebbero servire delle belle omelie se non si preoccupa di preparare i suoi sacerdoti a predicare altrettanto bene? A che serve lavare i piedi a dei musulmani se poi non abbiamo il coraggio o peggio ancora la convinzione che si devono convertire anche loro Cristo, poiché il loro Dio non é il nostro?
Breve: il papa deve governare e confermarci nella fede, tutto il resto é secondario. Ma anche qui il governo vero é sempre latitante.

Proprio per questi motivi, l'attuale papa non mi sembra costituisca una rottura con il recente passato. No, é in perfetta continuità con "lo Spirito del Concilio". Non scandalizziamoci, dovremmo esserci abituati a questo, purtroppo!

Luisa ha detto...

Sei gentile, mic, di aver lasciato passare la solita predicozza di chi dice di non sparlare, di non disprezzare con acredine, che farlo è ....peccato grave e nel contempo scrive un commento che non solo distorce i propositi altrui , sempre che si riferisca a chi sta riflettendo a parole e gesti del nuovo Papa.
In effetti non solo nessuno ha affermato che non si possa parlare di Misericordia, ma l`anonimo, con disprezzo e acredine, giudica chi è confrontato a quello che i media hanno già definito: "stile Bergoglio..."effetto Bergoglio"e non si unisce all`acritico coro assordante, a quella che sembrauna frenetica adulazione.
L`anonimo giudica chi pone domande, esprime le sue perplessità, che diventano anche sconcerto di fronte a certi gesti o parole di Papa Bergoglio, e lo fa a partire dalla sua Fede, con la sua Fede, all`ascolto della sua coscienza e non soffocando le domande che gli ponela sua ragione, in questo tempo della Chiesa, in questa situazione anomala e nuova.

RIC ha detto...

Il sito spagnolo la Ciguena de la Torre segnala che lunedì prossimo potrebbe -forse- essere diffuso il "famoso" documento relativo ai neocatecumenali.
http://www.intereconomia.com/blog/cigueena-torre/listo-dictamen-cdf-sobre-liturgia-neocatecumenal-20130419

Anonimo ha detto...


Ben detto Viandante.

Nihil novum sub sole!

Se poi il Papa fa alcune buone omelie (cosa che, concordo, è secondaria rispetto a molte altre cose) non vedo perché non rallegrarsene.

Anonimo ha detto...

A proposito di una Chiesa che deve “uscire da sé”,
leggete questa riflessione di don Barsotti:
“Non c'é contrasto fra l'aspirazione alla vita contemplativa e l'aspirazione alla vita attiva, all'apostolato. L'insegnamento di una loro opposizione é comune, ma non cessa per questo di esser falso. Non c'é opposizione. L'unica vita attiva, per il cristiano, é la vita contemplativa: é nella vita contemplativa che l'attività dell'anima raggiunge il suo più alto sviluppo e la sua perfezione. Dio Atto puro non esce di Sé”. (In S. Tognetti, Divo Barsotti, il sacerdote, il mistico il padre. San Paolo pag.382)
Dove hanno portato anni e anni di primato della pastorale, così come ancora oggi papa Francesco continua a proporre come rimedio? Ad un pauroso impoverimento della fede.
Questo papa mi dà l’impressione di essere l’ultimo colpo di coda di una teologia ed una spiritualità fallimentare.
Lucina

Anonimo ha detto...

A proposito della critica a una “Chiesa Autoreferenziale”: Non capisco bene cosa significhi.
Il papa dice che per ovviare il problema di una Chiesa autoreferenziale occorrerebbe andare nel mondo, tra la gente… come a dire che le “referenze” alla Chiesa dovrebbe darle il mondo.
Stiamo freschi se così fosse! Le Chiesa non è autoreferenziale, non lo è mai stata. Le referenze alla Chiesa le ha date Gesù stesso quando ha promesso a Pietro che le porte degli inferi non avrebbero prevalso contro di essa. Non ci sono altre referenze che la Chiesa debba avere.
Lucina

mic ha detto...

Proprio per questi motivi, l'attuale papa non mi sembra costituisca una rottura con il recente passato. No, é in perfetta continuità con "lo Spirito del Concilio". Non scandalizziamoci, dovremmo esserci abituati a questo, purtroppo!

Perfettamente vero.
E' solo che non ci rassegniamo e continuiamo a denunciare e a parlar cattolico...

mic ha detto...

A proposito della critica a una “Chiesa Autoreferenziale”: Non capisco bene cosa significhi.

Obiettivamente credo che il papa critichi il rischio della auto-referenzialità negli uomini di Chiesa. Ovvio che la Chiesa, di per sé non è né può essere auto-referenziale, perché è fondata e centrata nel Signore.

Ma attenti all'uso (e abuso) di "parole al vento"... Se la Chiesa non si riferisce a ciò che essa E' in Cristo Signore e non è più "autoreferenziale" in questo senso, non è più neanche Chiesa. Se la sua ragion d'essere si sposta "fuori di sé", attinge dal mondo, non più dal Soprannaturale. Con la conseguenza che si conforma al mondo e non al Signore.
Ma ciò non potrebbe accadere alla Chiesa, ma ad una sua de-formazione, che diventerebbe pseudo-chiesa...
Di certo non è quello che intendeva il Papa, ma è così che potrebbe essere interpretato, purtroppo.

Amicus ha detto...

Tanto ormai anche se il "Vescovo di Roma" Bergoglio sparasse sulla folla dalla finestra su Piazza San Pietro, qualcuno sarebbe capace di sostenere che in realtà voleva sparare ai piccioni, ma i malvagi curiali l'hanno strattonato... Temo che per certi 'tradizionalisti' dagli inamovibili occhiali rosa ormai serva solo questo: http://www.youtube.com/watch?v=U6al5sNlXZw

mic ha detto...

Hai letto, Amicus, la conclusione di Don Curzio Nitoglia all'articolo successivo?

Amicus ha detto...

@ Mic: l'ho letto solo adesso, e le sue conclusioni sono evidenti, ma bisogna appunto adeguarsi alla realtà e non ai propri sogni e desideri, cosa tremendamente difficile per certi 'tradizionalisti'. In ogni caso, come già dicevo in occasione della famigerata predica del p. Cantalamessa il Venerdì Santo, è bene che il bubbone ora esploda, almeno le cose saranno più chiare.

Anonimo ha detto...

Mi sembra altamente improbabile che papa Bergoglio abbia problemi fisici nell'inginocchiarsi, visto che l'ha fatto piu' e piu' volte (e p. Lombardi non ha mancato di sottolinearlo) durante la Lavanda dei Piedi giovedi' santo...... Felice

mic ha detto...

Se così è, caro Felice, il problema sussiste e non è marginale. Per questo ci dovrebbero dei chiarimenti.