mercoledì 3 aprile 2013

Il pentecostalismo, Gioacchino da Fiore e il nuovo Papa

Lo spunto per la riflessione che segue nasce dall'interessante notizia riportata oggi da Vatican Insider sulla Conferenza organizzata a Roma, dal 9 all'11 aprile, dalla Conferenza episcopale tedesca. Riporto l'incipit:
I vescovi tedeschi hanno deciso di parlare dei movimenti pentecostali e della sfida che portano alla Chiesa cattolica. Lo fanno addirittura a Roma, in un convegno internazionale che si svolge dal 9 all’11 aprile ed è organizzato dalla Commissione per gli Affari Internazionali della Conferenza episcopale e dal Gruppo di ricerca guidato dal gesuita Johannes Müller che studia appunto il pentecostalismo. Dagli anni Novanta la Conferenza episcopale tedesca sta analizzando i cosiddetti «nuovi movimenti religiosi», che all’epoca era il termine con cui si definiva la «New Age», analizzata peraltro anche da un apposito documento del 2003. (seguito dal link)
Il maggior interesse al tema è dato dalla circostanza che il card. Bergoglio, ora Papa Francesco, non era estraneo a certe commistioni. Nella foto a lato, che lo documenta, vediamo anche p. Raniero Cantalamessa, la cui omelia del Venerdì Santo alla presenza del Papa ci lascia sconcertati per diversi motivi, insieme alle sue convinzioni sulla cosiddetta era dello Spirito Santo. In proposito volevo solo aggiungere qualche notazione, ma poi mentre scrivevo si sono affacciate alla memoria alcune correlazioni che mi sembrano significative e che ho documentato con i rispettivi link. E dunque ora il discorso si allarga e consente altre piste di lettura, sulle quali sarà necessario tornare per ulteriori puntualizzazioni.
Chissà? Al di là dei timori espressi successivamente, la Conferenza potrebbe essere un segnale positivo, di riflessione e chiarimenti adeguati almeno su questo versante. Staremo a vedere.
Per approfondire il tema del Pentecostalismo: link ad un articolo di Fede e Cultura.

Inizio dalle parole di p. Cantalamessa durante la citata omelia nella Basilica Vaticana:
«Dobbiamo fare il possibile perché la Chiesa non divenga mai quel castello complicato e ingombro descritto da Kafka, e il messaggio possa uscire da essa libero e gioioso come quando iniziò la sua corsa. Sappiamo quali sono gli impedimenti che possono trattenere il messaggero: i muri divisori, a partire da quelli che separano le varie chiese cristiane tra di loro, l’eccesso di burocrazia, i residui di cerimoniali, leggi e controversie passate, divenuti ormai solo dei detriti».
A prescindere dalla insolita oltre che retorica e impropria citazione di un buio autore esistenzialista come Kafka, nel cui discorso sul "castello" la Chiesa passata presente e futura non entra neanche di striscio e a prescindere anche dalla definizione di chiese cristiane attribuita alle Confessioni eretiche,
1. se per "detriti" si intendono gli aspetti liturgici e cerimoniali e
2. se per "muri divisori", si intende la retta dottrina contro l'eresia,
3. se queste non sono parole al vento o estemporanee
più che di "impedimenti" si tratta di puntelli, abbattere i quali rischia di far crollare l'Edificio. E allora c'è da chiedersi perché mai Papa, cardinali, vescovi e sacerdoti tacciano, avallando di fatto simili tendenze. Possiamo sperare che siano parole estemporanee, ma in ragione delle frequentazioni precedenti del cardinal Bergoglio i nostri timori, pur da verificare, ci stanno tutti.

Possiamo completare questa riflessione col commento, alla stessa affermazione sopra riportata, tratto da Rorate Caeli, che aggiunge del suo a frasi riprese da questo articolo di Sandro Magister:
[Inizio cit.] « Nella mitologia pseudofrancescana e pauperista che in questi giorni tanti applicano al nuovo papa, la fantasia corre a una Chiesa che rinunci a poteri, strutture e ricchezze e si faccia puramente spirituale.
Ma non per questo visse il santo di Assisi. Nel sogno di papa Innocenzo III dipinto da Giotto, Francesco non demolisce la chiesa, ma la sorregge sulle sue spalle. Ed è la chiesa di San Giovanni in Laterano, la cattedrale del vescovo di Roma, a quell'epoca da poco magnificamente restaurata e abbellita, ma resa brutta dai peccati dei suoi uomini, i quali sì andavano purificati. Furono alcuni seguaci di Francesco a cadere nello spiritualismo e nell'eresia [fine citazione Magister].
Rorate Caeli: Dopo tutto, se si abbattono "partizioni, scale, camere e armadi", che sono stati aggiunti per un motivo, diventano reali i rischi, inavvertitamente o meno, di distruggere le travi di sostegno, con il crollo di tutta la struttura, o della maggior parte di essa ».
Lo stesso Magister, citando proprio p. Raniero Cantalamessa in relazione a Gioacchino da Fiore, così ha scritto in un suo articolo del 30 marzo 2002:
Ottocento anni fa giusti giusti, il 30 marzo 1202, morì Gioacchino da Fiore, l'abate calabrese «di spirito profetico donato» che Dante collocò nel Paradiso....Oltre che dall'avvio del processo di santità, il centenario è segnato da una serie di convegni. Che dietro la facciata dell'erudizione nascondono questioni vitali per il presente e il futuro della Chiesa.
Perché le visioni di Gioacchino da Fiore hanno traversato i tempi, anche se per il grande pubblico egli resta uno sconosciuto. E continuano a influenzare larga parte del cattolicesimo d'oggi.
Affiorano, ad esempio, nelle tesi sostenute dal francescano Raniero Cantalamessa, che è il predicatore ufficiale della Casa pontificia: «La storia sacra ha tre fasi. Nella prima, l'Antico Testamento, si è rivelato il Padre. Nella seconda, il Nuovo Testamento, si è rivelato il Cristo. Ora siamo nella terza fase, quando lo Spirito Santo brilla in tutta la sua luce e anima l´esperienza della Chiesa».
Proprio questo, infatti, Gioacchino profetizzò: la venuta di una terza e ultima età del mondo, quella dello Spirito Santo. Con una nuova Chiesa tutta spirituale, tollerante, libera, ecumenica. Che prende il posto della vecchia Chiesa dogmatica, gerarchica, troppo materiale.
Padre Cantalamessa è vicino al movimento dei carismatici e quindi sensibile a queste visioni. Ma l'influsso di Gioacchino da Fiore sul pensiero cattolico è molto più ampio e profondo.[...]
Quanto quest'influsso incide sulla spiritualità del nuovo Papa? C'è una continuità anche in questo con il suo predecessore che forse a molti è sfuggita. Leggiamo cosa ne scrive Emiliano Morrone su Il Fatto quotidiano del 1 settembre 2012, che vede coinvolti sia Carlo Maria Martini che Joseph Ratzinger- Benedetto XVI:
In Verso Gerusalemme (Feltrinelli, 2002), il suo testamento spirituale, Carlo Maria Martini definì il mistico e teologo Gioacchino da Fiore ”il più grande profeta del secondo millennio” insieme a Giorgio La Pira.
Nella sua tesi di laurea, Benedetto XVI trattò dell’abate florense Gioacchino, che credeva possibile la giustizia in questa vita e, idealmente vicino al vangelo di Tommaso e pure al Buddismo, anticipò il francescanesimo su un piano teorico e concreto. [Un dato rilevante: questa parte della tesi fu a suo tempo espunta da Joseph Ratzinger perché considerata quanto meno ardita. Ma reinserita da Benedetto XVI nella sua Opera Omnia - ndR]
Gioacchino, la cui causa di beatificazione è ferma in Vaticano, fondò una piccola comunità in Calabria, basata sul lavoro, la pratica religiosa e la contemplazione. Una comunità solidale al suo interno: di individui responsabilizzati, uniti dalla fede e dalla profezia della salvezza; lontani dall’individualismo, dall’homo homini lupus di Hobbes, dall’imperialismo, dal capitalismo e dal dominio dell’altro.
Le idee di Gioacchino, la sua concezione “politica” e l’utopia del futuro di giustizia trovarono attuazione nelle missioni in Messico dei francescani spiritualisti, i quali, spinti dalla potenza del suo messaggio, mitigarono l’azione del governo spagnolo nelle terre conquistate. Vi sono ampie prove nelle cronache dell’evangelizzazione del Nuovo Mondo.
Tornando a Francesco, finora la negazione del Magistero precedente risulta concretizzata nel gesto clamoroso della lavanda dei piedi extra Ecclesia, non soltanto in riferimento alla Cattedrale disertata il Giovedì Santo o al Cæremoniale Episcoporum praticamente ignorato, ma anche in riferimento al coinvolgimento in un rito cattolico di persone di altre fedi e non-credenti. Senza contare che, nei confronti delle donne musulmane, ammesse al Mandatum che il Vangelo di Giovanni solennizza come destinato agli Apostoli, il Papa si è esibito in grandi e profondi inchini a terra (bacio compreso), mentre invece paradossalmente è solito non genuflettersi alla Consacrazione... Leggiamo su Vatican Insider dei giorni seguenti, dopo una tanto sgradevole quanto pretestuosa "menata" nei confronti del mondo tradizionale, la dichiarazione giustificativa estremamente sommaria, riduttiva e banalizzante di Padre Lombardi, incastonata nel periodo che segue:
Fino allo strappo umile di papa Francesco. Per il portavoce vaticano Federico Lombardi, interpellato dall'Associated Press, ha spiegato che se in una “grandiosa celebrazione solenne” sarebbe logico lavare i piedi di soli uomini in commemorazioni dell'Ultima Cena di Gesù con gli apostoli, “in una comunità piccola e unica, composta anche di donne”, come quella di Casal del Marmo, sarebbe stato “inopportuno” escludere le donne “alla luce del semplice obiettivo di comunicare un messaggio di amore a tutti in un gruppo che certo non comprendeva raffinati esperti di regole liturgiche”.
Si parla di inopportunità in relazione all'obiettivo di comunicare un messaggio d'amore in una piccola comunità. Ma in quella piccola comunità il papa c'è andato per una sua decisione personale. E il problema non è da "raffinati esperti liturgici", ma risiede nel fatto che un papa abbia banalizzato il mandatum divino del Signore ai "suoi" sacerdoti trasferendolo a persone di altre fedi... Se qualcosa di analogo (non proprio identico perché almeno era fatto nell'ambito diocesano e parrocchiale e non esteso a non cristiani) è stato deciso da conferenze episcopali, ciò appartiene alla deriva post-conciliare centrata sull'uomo e non sul Signore, che arriva all'uomo nel modo che Egli solo ci rende possibile. E non sminuisce la gravità del gesto di un papa, che appare in sintonia con la peggiore creatività non liturgica ma anti-liturgica.

C'è una tradizione ed esistono norme liturgiche che il papa può, semmai, cambiare; ma legiferando (eodem sensu eademque sententia) e non facendo "strappi umili". E non si tratta di giuridismo o formalismo, ma di rispetto per il significato profondo e per il valore immenso di gesti che ci sono consegnati dalla Rivelazione Apostolica e che hanno anche un potere trasformante conferito loro dal Signore e non possono essere né oltrepassati né banalizzati, se questo senso profondo lo si conosce e lo si riconosce.  Il risultato è che Associated press (insieme a tutto il resto della grancassa mediatica) presenta la questione centrata sulle dichiarazioni di Padre Lombardi e quindi sul pressappochismo demagogico che ne deriva. Ovviamente nessun accenno ai tesori della fede che sarebbe stata l'occasione opportuna per accennare alla stampa, che in ogni caso appare ovviamente più interessata e 'rapita' dallo "strappo umile" del papa che ne ha fatto scempio, mentre sacerdoti già ampiamente e arbitrariamente 'creativi' si sentiranno autorizzati a trattarli nello stesso modo.

Naturalmente ci sono cose così profonde che non è possibile divulgare nelle poche battute richieste da una comunicazione così frammentaria e superficiale come quella dei media, perché sono per 'iniziati', cioè per credenti. Gesù le dice ai "Suoi" e le opera su di loro, per poi operarle attraverso di loro. Non si possono dunque spiegare nei dettagli, ma penso si debba almeno accennarvi in maniera seria e senza banalizzarle! E, invece, costoro cosa ne stanno facendo?

Attenzione a che lo strappo con la Chiesa precedente, non riguardi la reinterpretazione delle norme liturgiche. Attenzione allo snaturamento del cattolicesimo in una filosofia sincretistica alla moda.

I denigratori del Cattolicesimo e, tra i progressisti, quelli della Tradizione, stanno già diffondendo i loro 'mantra' con i quali accusano i tradizionalisti di lamentarsi per l'assenza dei simboli del Papato (scarpe e mozzetta), proprio per attribuir loro l'immagine di persone attaccate alle formalità e alle apparenze. La mossa non manca di astuzia, com'è logico aspettarsi, ma va rintuzzata con energia. Mi chiedo quale canale mediatico sia disposto a darci voce, oltre a quella che la libertà della Rete ora ci consente. Persino TV2000, che almeno in teoria dovrebbe essere una nostra Agorà di riferimento e di coinvolgimento, è asservita al potere della cultura dominante. Altre possibili Agorà, libere e non asservite ai modernisti o ai nemici della Chiesa che troviamo inopinatamente (ma forse non tanto) sullo stesso fronte, all'orizzonte non ne vedo proprio.

48 commenti:

Anonimo ha detto...

Puro gnosticismo.

mic ha detto...

Potrebbe spiegar meglio?

Anonimo ha detto...

Il problema non è la mancanza di agora' mediatiche ma l'assenza di pastorale tradizionale.

Anonimo ha detto...

Il pentecostale che porta il saio da frate francescano, quando parla di residui cermoniali, non si rifefira' per caso al vetus ordo?

Luisa ha detto...

...e quando parla di muri divisori, come dice mic, non pensa ai dogmi, alla transustanziazione, al primato petrino, a quelle pietre d`inciampo di bugniniana memoria?

Anonimo ha detto...

So di essere probabilmente OT, ma più osservo le reazioni quasi isteriche dei fedeli di fronte al S. Padre, mi sovviene sempre che la nostra età è proprio "orfana" della figura paterna, distrutta dalla rivoluzione del '68.

Certo mi si potrà dire che anche Benedetto XVI aveva tale carisma paterno, ma la sua paternità era antimediatica e votata alla crescita spirituale nella Fede.

Pavel

mic ha detto...

E anche di paolina (Paolo VI) memoria. Non perché ne parlasse apertamente, anzi è arrivato perfino a stigmatizzare i novatori! Salvo che tra concilio e riforma liturgica non era altro che uno dei loro.

mic ha detto...

Per Pavel
la crescita della fede, se non è spirituale, non è vera crescita. Naturalmente poi tocca e entra in tutti gli ambiti della persona, ma è nello spirito che accogliamo la grazia che poi permea la vita quotidiana. Non è quel sentimentalismo che trascina, accende un entusiasmo effimero che non trasforma perché resta in superficie.

Anonimo ha detto...

Fr. Cantalamessa :"Succede come con certi edifici antichi. Nel corso dei secoli, per adattarsi alle esigenze del momento, si sono riempiti di tramezzi, di scalinate, di stanze e stanzette. Arriva il momento quando ci si accorge che tutti questi adattamenti non rispondono più alle esigenze attuali, anzi sono di ostacolo, e allora bisogna avere il coraggio di abbatterli e riportare l’edificio alla semplicità e linearità delle sue origini."
Abbattere ! Ecco che cosa vogliono e che cosa possono fare i progressisti. E da 40 anni che lo fanno. Pero tutto questo mi riccorda una delle fiabe di Andersen che si chiama La cosa piu incredibile. La storia narra di una competizione in un regno nel quale il Re stesso annuncia che chiunque avesse inventato la cosa più incredibile avrebbe avuto come premio la mano della Principessa e metà del regno stesso. Un giovane presenta un orologio che contiene in sé l’intero mondo (le quattro stagioni, i cinque sensi, Adamo ed Eva e altro ancora). Mentre sta per essere definito il vincitore, un uomo arriva e distrugge l’orologio. La sua azione viene definita ancora più incredibile e vince il concorso, finché le creature dell’orologio si risvegliano e lo sconfiggono.
Purtroppo non ho trovato il testo in italiano sul web.Qui si puo leggere in inglese: http://hca.gilead.org.il/inkling/most_incredible.html

Angel

Anonimo ha detto...

questo papa ha detto:

"Sono sinceramente convinto che, al momento attuale, la scelta fondamentale che la Chiesa deve operare non sia di diminuire o togliere dei precetti, di rendere più facile questo o quello, ma di scendere in strada a cercare la gente, di conoscere le persone per nome."

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1350492

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quindi una Chiesa immanente, immersa nel mondo, che si occupa delle cose dell'aldiqua, della carne, non delle cose di lassù.
I dogmi non ineressano più alla Chiesa guidata (?...?) da questo papa.
Si ritiene che la Chiesa del passato non era buona, perchè "non conosceva le persone per nome", e che il Divino Pastore attraverso il Vicario le guidasse, conoscendole Egli per nome ab aeterno, evidentemente non contava nulla.
La frase di sopra è l'esaltazione della prassi, del fare, del contatto fisico, insieme con la svalutazione della vita soprannaturale e contemplativa: cioè continuare la rivoluzione iniziata col concilio, sempre più avanti, abbattendo tutte le barriere tra le culture e le varie chiese, come sostiene il suo amico Cantalamessa.
Mi ricorda la gospa medjugoriana:
"Non siete cristiani se non rispettate le altre religioni"; la falsa madonna frutto del carismatismo del gruppo francescano, tutto proiettato verso la grande unione multi-ecumenica mondiale, che si ritiene voluta dallo "spirito che soffia dove vuole", anche contraddicendo la Chiesa di 2000 anni di Santi e Martiri!
I conti tornano.

Gracias ha detto...

Esto va de mal en peor.

Anonimo ha detto...

Puro gnosticismo.
Potrebbe spiegar meglio?

Dio si è rivelato una volta per sempre e lo Spirito Santo è il sigillo di questa rivelazione. Lo Spirito suscita opere di amore e di bontà, ma non altera una iota della parola del Figlio.
Se qualcuno (fosse anche Cantalamessa, fosse anche il Papa) ritiene, in nome dello Spirito, che sia tempo di cambiare le cose di Dio, agisce come un iniziato ai segreti di una cripto-rivelazione che si fa profezia di cose immanenti. La scansione delle tre ere di cui parla Magister ne è un esempio precipuo.
E questo si chiamo gnosticismo.

Antonio ha detto...

Scusate il fuori tema. Se non vado errato, da qualche parte Mons. Gherardini ha scritto: "Se un Concilio erra, cessa di essere tale", o simili. Se ciò è vero, e visto che inequivocabilmente il Vaticano II contiene errori, esso non sarebe un Concilio. Il problema è che è l'unico Concilio "errante" ad essere ecumenico. Saluti

Anonimo ha detto...

Il CVII si è auto-proclamato "pastorale". Dunque ha rinunciati all'assistenza dello Spirito Santo, non volendo definire una verità cattolica. Per questo non è infallibile. Tutti i precedenti concili della storia sono stati invece concili dogmatici.

dal web ha detto...

Il messaggio che dovrebbero raccogliere dalla "base è che l'Europa e il resto del mondo non è l'Argentina. Il nemico dell'Europa non sono le sette pentecostali ma il materialismo arrivato alle estreme conseguenze e la demagogia dei media manipolatori che hanno perso il senso della dignità e della verità. Una ulteriore scossa riformatrice indebolirebbe gravemente (se non definitivamente) le forze vive della Chiesa in Europa senza portare nessun nuovo dinamismo come sembra credersi.

Le precedenti generazioni accoglievano con rispetto le decisioni dei papi. Che ora non si deludano i giovani che stanno riscoprendo le ricchezze e la forza della Tradizione. E' probabile che essi non si sottometteranno maldestramente a innovazioni radicali con la stessa disciplina del clero degli anni '60.
C'è da temere una crisi ancora più seria...

Anonimo ha detto...

C'è da temere una crisi ancora più seria...

Useranno la Panzer Division di vescovi progressisti. Ma questa volta, come giustamente osservato, la resistenza sarà meglio organizzata e più consapevole.
Proveranno prima con le blandizie ... poi imporranno l'obbedienza ... poi inizieranno le calunnie ... noi continuiamo a preferire il Paradiso!

Anonimo ha detto...

Puro gnosticismo.
Potrebbe spiegar meglio?

Dio si è rivelato una volta per sempre e lo Spirito Santo è il sigillo di questa rivelazione. Lo Spirito suscita opere di amore e di bontà, ma non altera una iota della parola del Figlio.
Se qualcuno (fosse anche Cantalamessa, fosse anche il Papa) ritiene, in nome dello Spirito, che sia tempo di cambiare le cose di Dio, agisce come un iniziato ai segreti di una cripto-rivelazione che si fa profezia di cose immanenti. La scansione delle tre ere di cui parla Magister ne è un esempio precipuo.
E questo si chiamo gnosticismo.


E aggiungo: per questo bisogna respingere con forza ogni retorica di "nuova pentecoste". La pentecoste non si ripeterà mai, Dio ha già parlato.

E poi basta un po' di logica: può mai lo Spirito Santo smentire il Figlio? Dio vero da Dio vero ... non Dio contro Dio!

edoardo malgarida ha detto...

Purtroppo non sono un gran conoscitore di padre Raniero Cantalamessa, ma cercando un pò in rete ho trovato una sua smentita all'articolo di Magister del 2002 (non del 2012!!!), smentita dove dice a chiare lettere che la tesi di Gioacchino da Firoe è eretica: http://www.cantalamessa.org/?p=562

Se poi il, Cantalamessa abbia cambiato idea e si sia avvicinato alla tesi Gioachimitica non los so, magari qualcuno mi può aiutare a a capire.

Cesare Baronio ha detto...

Il disprezzo dei Novatori verso il popolo

Ci risiamo: gli Arconti del Nuovo tornano a riproporre, con la spocchia e la faccia tosta che gli deriva dall'avere uno dei loro sul Soglio, la visione classista tipica dei Rivoluzionari. In nome della democrazia, dell'abbattimento dei muri divisori, a partire da quelli che separano le varie chiese cristiane tra di loro, l'eccesso di burocrazia, i residui cerimoniali, leggi e controversie passate, divenuti ormai solo dei detriti.

Costoro, che pur si chiamano umili e formalmente detestano ogni distinzione gerarchica, i fatto nutrono un disprezzo sesquipedale per i veri umili, per il popolo che essi considerano ignorante e stolido, e del quale si sono imposti come guide, dopo aver spodestato prima i legittimi Sovrani, poi i Sacri Pastori.

Così, armati del loro repertorio ideologico ereticale in formaldeide, salgono in cattedra per spiegare al popolo quello che è bene e quello che è male, per insegnargli ciò che deve e non deve fare, per guidarlo a tappe forzate verso il radioso futuro conciliare ed ecumenico che lo attende. Lutero, al pari di tutti gli eretici, sapeva benissimo che il successo della sua pseudo-riforma era principalmente dovuto all'appoggio dei Principi, mentre il popolo doveva essere blandito con gran discorsi, ma costretto poi nei fatti ad obbedire manu militari se non si adeguava. Anche nell'Inghilterra anglicana l'eresia fu imposta dall'alto, anche se i suoi artefici millantavano che era voluta dal basso.

Che al popolo questo radioso futuro non interessi, o sia addirittura considerato come una sciagura, poco importa: sono gli Eletti, i Gerarchi del Concilio, gli Illuminati dell'Ecumenismo a sapere ciò che la massa deve fare, e non accettano critiche. E dinanzi al rifiuto, sfoderano un autoritarismo che fa impallidire i dittatori più violenti della Storia. Un autoritarismo che si accompagna, indicativamente, al più viscido servilismo verso i potenti del secolo e alla più abbietta cortigianeria verso i nemici di Dio e della Chiesa.

Secondo la vulgata dei Novatori, ogni passo compiuto verso la Rivoluzione è un progresso voluto dal popolo, al quale essi si appellano per legittimarsi, in nome della democratizzazione della Chiesa. Sarebbe stato il popolo a volere il Vaticano II, a chiedere a gran voce la distruzione della Liturgia cattolica, a pretendere l'uso della lingua dei carrettieri nella Messa e nei riti, a fare le barricate per avere dall'ottusa Gerarchia romana la Dignitatis Humanae e la Nostra Aetate.

E' sempre il popolo che ha tolto la talare ai sacerdoti, che ha secolarizzato gli Ordini religiosi e ne ha annacquato le Regole, che ha voluto la Comunione in mano e la cremazione, che non vedeva l'ora di finirla col gregoriano per poter finalmente strimpellare la chitarra in chiesa. E' il popolo a volere i selvaggi mezzi nudi in San Pietro, l'inculturazione, la nuova dottrina sulla Sinagoga, i baci del Corano, e che si oppone fermamente al pro multis nella consacrazione. E' il popolo che vuole ridimensionare il Papato, mettere in discussione il Limbo, e che ha preteso a gran voce l'abolizione del Suddiaconato.

Al tempo stesso, il popolo non capisce niente: glielo spiegano loro, cosa deve credere, come deve pregare, se e quando deve inginocchiarsi, addirittura come deve ricevere la Comunione.

Tant'è vero che, appena quello stesso popolo riempie le chiese per una Messa tridentina o pretende dal Clero che gli insegni la vera Dottrina, ecco che gli Arconti si stacciano le vesti e gridano alla deriva plebiscitaria. Si inalberano con sdegno per la lesa maestà, e levano il ditino ammonitore minacciando punizioni severissime, scomuniche, interdetti, censure.

Segue su:
http://opportuneimportune.blogspot.gr/2013/04/il-disprezzo-dei-novatori-verso-il.html

Anonimo ha detto...

Non sorprendiamoci più di tanto, stanno venendo a galla spiriti sopiti che hanno agito nell'ombra...saranno svelati i pensieri di molti cuori.
Stamane sono stato in una libreria delle paoline (quanta immondizia pubblicano!!!! Cosa direbbe Alberione???) e ho avuto tra le mani "Lettera a una chiesa che ha dimenticato Gesù" di Ermanno Olmi (piemme). L'ho sfogliato e quasi letto tutto. Un grande "hosanna" a tutti i papi, da Giovanni che indisse il concilio, "grande assemblea dei fedeli", a Giovanni Paolo II. Per tutti in parola, una lode. Benedetto XVI è citato unicamente per il cortile dei gentili, ma in pratica dimenticato. Eppure si critica fortemente una chiesa dedita alla "liturgia del rito" dimentica di Cristo e della "liturgia della vita". Resto sconcertato per tutto questo ritorno a Cristo, che da ogni dove di esige, saltando tutta la Tradizione della Chiesa. Papa Benedetto mi pare abbia sempre messo al centro Cristo, non se stesso, né il papato e neanche la chiesa-istituzione...ha parlato di continuità...di radici cristiane, ha detto che con "dio o senza Dio non è lo stesso....". Ma non è piaciuto. La società, il pensiero dominante vuole un dio e un cristo a proprio uso e consumo, a propria immagine e somiglianza. Benedetto con la sua sola presenza è stato di ostacolo ed ora semplicemente lo ignorano e continuano a screditarlo. Il criterio evangelico ci dice che è ottimo segno: il buon Dio offre sempre a coloro che ama e che lo amano, la croce e le spine...non onori e ricchezze...il Calvario...non il Tabor. Infatti papa Benedetto è ora sulla Croce...continua a restarvi.
Non ho voluto assolutamente pubblicizzare un testo deviato e deviante, ma far presente la strana realtà. Che il Signore ci mandi una "bella lezione".

mic ha detto...

Il Signore di lezioni negli ultimi tempi ce ne ha mandate... Ora abbiamo bisogno di Misericordia e di Giustizia... Resi giusti perché 'configurati' a Lui!

Anonimo ha detto...

Per Edoardo Malgarida

“Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio” (Rom 8,14).

Lo scritto di Cantalamessa in sé considerato potrebbe tenere.

Ma conoscendo le sue pratiche ecumeniche, ci si domanda se anche le confessioni cristiane eretiche siano per lui guidate dallo Spirito Santo. Perché altrimenti accettare la benedizione dei loro pastori? Esiste una mozione extra-ecclesiale dello Spirito santo (ad esempio il battesimo del desiderio) ma non si può attribuire alla terza persona della SS. Trinità una mozione di unità con l'eresia. Sarebbe, appunto, Dio contro Dio (Cristo è Dio, lo Spirito santo è Dio). E non è questo gnosticismo?
Si procede come al solito: le verità di fede valgono per i cattolici; ai non cattolici si fanno invece sconti in nome dell'unità. Risultato: eresie pratiche e scandali continui.

Japhet ha detto...

Dall'articolo di Magister del 2009 (che riporta la notizia sulla tesi di dottorato di Ratzinger su san Bonaventura e la teologia della storia. Con sullo sfondo la visione di Gioacchino da Fiore e di una nuova Chiesa tutta "spirituale". Il testo integrale della prefazione scritta oggi dal papa.

Così conclude:
"... A leggere la sua prefazione a questo secondo volume delle "opera omnia" – riprodotta più sotto – si ricava che Benedetto XVI giudica tuttora attuale la sfida che Bonaventura dovette affrontare come superiore generale dell'ordine francescano: la "tensione drammatica fra i 'realisti' che volevano utilizzare l'eredità di san Francesco secondo le possibilità concrete della vita dell'ordine quale era stata tramandata, e gli 'spirituali' che invece puntavano alla novità radicale di un periodo storico nuovo".

Henri De Lubac, uno dei più grandi teologi cattolici del Novecento, dedicò un imponente saggio in due volumi a quella che chiamò "la posterità intellettuale di Gioacchino da Fiore".

A giudizio di De Lubac, la visione di Gioacchino – il frate "di spirito profetico donato" che Dante collocò nel Paradiso – ha traversato i secoli e continua a influenzare larga parte della cultura d'oggi, anche cattolica: una cultura che sogna "una nuova Chiesa in cui l'amore deve prendere il posto della legge".

Tutto l'opposto di quella "Caritas in veritate" che intitola l'ultima enciclica di Benedetto XVI e che innerva l'intero suo magistero."

OT ha detto...

Mi scuso per l'OT
Non so se sia stato già segnalato:
http://it.radiovaticana.va/m_articolo.asp?c=676598
Secondo questo articolo alcuni vescovi stanno sperimentando l'uso di celebrare la Pasqua secondo il calendario Giuliano. Naturalmente per compiacere gli ortodossi e per poi estenderlo a tutta la terra santa. Non staranno mica meditando di cambiarlo in tutto l'orbe cattolico?

mic ha detto...

Henri De Lubac, uno dei più grandi teologi cattolici del Novecento, dedicò un imponente saggio in due volumi a quella che chiamò "la posterità intellettuale di Gioacchino da Fiore".

Henry De Lubac, anche lui gesuita che influì molto sul concilio, molto ammirato da Paolo VI, verso la fine della sua vita scrisse un'opera sulle derive del concilio, ma non ho mai approfondito in che termini.

Anonimo ha detto...

Ragazzi, non ci si crede!

Non possiamo che restare fedeli alla Tradizione, costi quel che costi!
Catechismi sicuri e buona dottrina.
Tanta preghiera, quella di sempre: preghiere del mattino e della sera, Angelus o Regina Coeli a mezzogiorno, Rosario in famiglia. Per chi può, liturgia delle ore. E tanta preghiera del cuore.
Testi di spiritualità: l'Imitazione di Cristo, Storia di un'anima, etc..
E SOPRATTUTTO, la Messa di sempre. Facciamo anche i chilometri se necessario: le grazie che riceveremo saranno sovrabbondanti rispetto alle fatiche, anche economiche (provare per credere).
Cercare un buon direttore spirituale, ma fare attenzione, anche tra i tradizionalisti non tutti possono svolgere questa delicata funzione: il direttore spirituale è scelto elettivamente dall'anima nostra, dobbiamo essere prudenti in questa scelta.

Al di là di quello che ognuno di voi pensi della FSSPX, vi segnalo la regola del loro Terz'Ordine, ottima regola per chiunque non voglia perdersi in questo mare.

http://www.sanpiox.it/public/images/stories/PDF/TerzOrdine/TerzOrdine_volantino.pdf

Non possiamo far regnare il Signore nella società se prima non lo facciamo regnare nelle nostre anime e nelle nostre famiglie. E l'impresa è titanica, basta un niente per cedere al potere del mondo. Vacillano anche le colonne del firmamento.

Che la Santa Vergine ci assista.

Un vostro fratello in Domino

Anonimo ha detto...

Non perdete tempo con de Lubac & co..
Se dovete faticare, faticate sui testi dei dottori della Chiesa: non si rischia di avvelenarsi ...

mic ha detto...

per Edoardo Malagarida

Queste le parole di Cantalamessa dal link che ci ha fornito:

Una cosa è certa. Sia o no da attribuirsi a Gioacchino da Fiore, quella di una terza era dello Spirito che succederebbe a quella del Padre nell’Antico Testamento e di Cristo nel Nuovo è falsa ed eretica perché intacca il cuore stesso del dogma trinitario. Ben diversa da essa è l’affermazione di san Gregorio Nazianzeno. Egli distingue tre fasi nella rivelazione della Trinità: nell’Antico Testamento, si è rivelato pienamente il Padre ed è stato promesso ed annunciato il Figlio; nel Nuovo Testamento, si è rivelato pienamente il Figlio ed è stato annunciato e promesso lo Spirito Santo; nel tempo della Chiesa, si conosce finalmente appieno lo Spirito Santo e si gode della sua presenza [1].
Solo per avere citato in un mio libro questo testo di san Gregorio sono finito anch’io nella lista dei seguaci di Gioacchino da Fiore, ma san Gregorio parla dell’ordine della manifestazione dello Spirito, non del suo essere o del suo agire, e in tal senso la sua affermazione esprime una verità incontestabile, accolta pacificamente da tutta la tradizione.
La tesi cosiddetta gioachimita è esclusa alla radice da Paolo e da tutto il Nuovo Testamento. Per essi lo Spirito Santo altro non è che lo Spirito di Cristo: oggettivamente perché è il frutto della sua Pasqua, soggettivamente perché è lui che lo effonde sulla Chiesa, come dirà Pietro alle folle il giorno stesso di Pentecoste: “Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire” (Atti 2, 33). Il tempo dello Spirito è perciò co-estensivo al tempo di Cristo.
Lo Spirito Santo è lo Spirito che procede primariamente dal Padre, che è sceso e si è “riposato” in pienezza su Gesú, storicizzandosi e abituandosi in lui, dice sant’Ireneo, a vivere tra gli uomini, e che nella Pasqua-Pentecoste viene da lui effuso sull’umanità. La riprova di tutto ciò è proprio il grido “Abbà” che lo Spirito ripete nel credente (Gal 4,6) o insegna a ripetere al credente (Rom 8, 15). Come può lo Spirito gridare Abbà al Padre? Egli non è generato dal Padre, non è suo Figlio… Può farlo, nota Agostino, perché è lo Spirito del Figlio e prolunga il grido di Gesú.


Sorvolo sul suo discorso sulla Trinità, perché occorrono ali piuttosto robuste per farlo e addentrarvisi e occorre respirare molta aria delle Altezze... dunque non mi imbarco in un discorso del genere. Tra l'altro mi vede d'accordo con quel che dice.

Certo citare S. Gregorio di Nazanzio e Sant'Ireneo non basta. Occorre poi vedere come se ne applica il pensiero.

Condivido quanto un commentatore ha detto sulla irripetibilità della Pentecoste: lo Spirito Santo che è disceso sugli Apostoli è lo stesso Spirito di Cristo Signore Risorto che anima la Chiesa da sempre e per sempre. Parlare di "Nuova Pentecoste" e per di più con accenti enfaticamente ed irrealisticamente ottimistici smentiti dalla realtà, mi pare solo uno slogan rischioso.

Riflettiamo tuttavia un attimo sugli atteggiamenti di questi cosiddetti "pastori", basati più sul sentimento a tutto scapito della conoscenza e chiediamoci se non stiano cercando di farci dimenticare del fatto che è il logos, la ragione, l’intelletto, l’assoluto governatore delle cose. Invece, il più comune dei modi di pensare che oggi fa presa sul comportamento umano, e che non ha neanche un vero nome, ma uno slogan, dice: «Sopra tutto c’è l’amore».

È ciò che Amerio chiama «la dislocazione della divina Monotriade». E spiega: «Come nella divina Monotriade l’amore procede dal Verbo, così nell’anima umana il vissuto procede dal pensato. Se si nega la precessione del pensato dal vissuto, della verità dalla volontà, si tenta una dislocazione della Monotriade; allo stesso modo separare l’amore, la carità, dalla verità non è cattolico».

Anonimo ha detto...


Cara MIC,

riassumerei ciò che Amerio trafigge con la sua nota tesi con una sola parola: modernismo.

mic ha detto...

Non perdete tempo con de Lubac & co..

No, ma ci è utile sapere che era un modernista, che fu allontanato dall'insegnamento e poi riammesso dopo Pio XII, che fu nominato da Giovanni XXIII consultore della Commissione Teologica preparatoria al Concilio Vaticano II ed "esperto" del Concilio. Molto ammirato da Paolo VI, fu creato cardinale da Giovanni Paolo II.
Noto anche per la sua difesa di Tehillard de Chardin.
Il che lo inquadra in un certo contesto, lo stesso nel quale si collocano coloro che sono oggetto della nostra osservazione odierna...

Anonimo ha detto...

Sorvolo sul suo discorso sulla Trinità, perché occorrono ali piuttosto robuste per farlo e addentrarvisi e occorre respirare molta aria delle Altezze... dunque non mi imbarco in un discorso del genere. Tra l'altro mi vede d'accordo con quel che dice.

Cara MIC,
sorvoliamo, ma non sopravvalutiamo i paroloni dei parolai. Basta il Credo.
Breviter: è verissimo che la manifestazione delle tre persone della SS. Trinità è avvenuta in tempi diversi. Ma la SS. Trinità è tale ab aeternum. Tutto infatti è stato fatto per mezzo del Figlio, e lo Spirito - che nel Genesi aleggiava sulle acque - ha parlato per mezzo dei profeti.

Il problema casomai sta nelle righe successive:

"Lo Spirito Santo è lo Spirito che procede primariamente dal Padre, che è sceso e si è “riposato” in pienezza su Gesú, storicizzandosi e abituandosi in lui, dice sant’Ireneo, a vivere tra gli uomini, e che nella Pasqua-Pentecoste viene da lui effuso sull’umanità".

Non so in che termini Cantalamessa abusi di sant'Ireneo, ma è certo che lo Spirito non si storicizza! Lo Spirito Santo E' DIO e la storicizzazione di Dio chiamasi MODERNISMO. Secondo: lo Spirito non è effuso "sull'umanità", ma sulla Chiesa. E questo chiamerei PANTEISMO.

Non sottovalutiamoci e non facciamoci intimorire dalla superbia intellettuale di costoro: basta un buon catechismo. Era mio infatti il post delle 16:42.

Luisa ha detto...

E intanto Papa Bergoglio oggi ha ricevuto e il card. Filoni e mons.
Piero Marini.
Sarà una coincidenza, il primo avrà perorato la causa dei suoi prediletti iniziatori del cnc, affinchè la loro "liturgia" sincretista non venga toccata, il secondo, degno erede di Bugnini, e architetto-regista delle liturgie di Giovanni Paolo II, spero non sia stato convocato per succedere a mons. Guido Marini o per essere chiamato a sostituire Canizares come sembra certo per taluni.
Confido i miei timori al Signore, perchè non vedo niente di buono profilarsi al`orizzonte.

Juan DE SAN MATTIA ha detto...

Purtroppo questa è una fotografia della realtà veramente lucida e matura.

mic ha detto...

Ho letto, cara Luisa,
sia su Rorate Caeli che su Le Forum Catholique l'hanno presa con lo stesso allarme...

amelia ha detto...

C'è una verità che oggi nessuno vuole tener presente:

L'ecumenismo è il nemico dell'Immacolata
(S. Kolbe)

Guardate, purtroppo dal cv2 i papi hanno deciso di seguire le idee ECUMENISTE, perdendo così la protezione e il favore dell'Immacolata ! non vi è chiaro il nesso ?
i PROTESTANTI ODIANO con forza la sola espressione "Cuore Immacolato di Maria" (su un sito ho letto il loro profondo disprezzo); gli Ortodossi non ci credono al Dogma dell'IMMACOLATA CONCEZIONE.
Dunque per accogliere costoro nella mega-chiesa-ecumenica senza barriere, bisogna mortificare la nostra devozione alla Vergine Immacolata, per forza: è Lei il grande ostacolo al dialogo ecumenico !
Ecco la natura diabolica del concilio v2: snaturare e soffocare l'anima cattolica, spegnendo nella Chiesa il culto della Immacolata Madre di Dio.
Ecco perchè la Ss.ma Vergine a Fatima chiese la consacrazione della Russia: i tasselli della storia vanno al loro posto.

Pensate che io sia una sciocca sempliciona se dico queste cose? fa niente, per me queste realtà sono semplici e chiare, come ho letto che lo erano per S. Kolbe.

amelia

(Mic, veda un po', se per caso ritiene censurabile ciò che ho detto, spero mi spieghi almeno il motivo)

rafminimi@infinito.it ha detto...

aTTENZIONE!
Mia nonna lo diceva sempre: la saggezza popolare prevedeva disastri immani, per
quando la PASQUA cadrà di maggio.

http://it.radiovaticana.va/m_articolo.asp?c=676598



http://it.radiovaticana.va/m_articolo.asp?c=676598

Anonimo ha detto...

Propongo a voi tutti un'opera buona per questa sera.
Aggiungiamo alla nostre ultime preghiere di questa giornata l'Inno del Veni Creator Spiritus, cantato o recitato, per riparare al tanto parlare a sproposito dello Spirito Santo che da cinquant'anni a questa parte si è fatto, bestemmiandolo e oltraggiando la Sua infinita gloria.
E meditiamo in particolare la penultima strofa, per restare saldi nell'ortodossia cattolica.

Veni, creátor Spíritus,
mentes tuórum vísita,
imple supérna grátia,
quæ tu creásti péctora.

Qui díceris Paráclitus,
altíssimi donum Dei,
fons vivus, ignis, cáritas,
et spiritális únctio.

Tu septifórmis múnere,
dígitus patérnæ déxteræ,
tu rite promíssum Patris,
sermóne ditans gúttura.

Accénde lumen sensibus,
infúnde amórem córdibus,
infírma nostri córporis
virtúte firmans pérpeti.

Hostem repéllas lóngius
pacémque dones prótinus;
ductóre sic te prǽvio
vitémus omne nóxium.

Per Te sciámus da Patrem
noscámus atque Fílium,
teque utriúsque Spíritum
credámus omni témpore.

Deo Patri sit glória,
et Fílio, qui a mórtuis
surréxit, ac Paráclito,
in sæculórum sǽcula.

Amen.

Santa notte a tutti!

Anonimo ha detto...

Parlare di "Nuova Pentecoste" e per di più con accenti enfaticamente ed irrealisticamente ottimistici smentiti dalla realtà,....

e ricordiamo un attimo: chi fu il primo a proclamare la venuta di questa mitica "Nuova pentecoste" ?
basta tornare a quell'11 ottobre 1962: lo sanno anche i sassi che fu papa Giovanni 23.mo.
L'inizio dei guai è proprio lì: quel giorno in cui la Chiesa venne messa come un veicolo su un piano inclinato, e furono tolti i freni.
"Cercare ciò che unisce....non usare più il rigore ecc."

Anonimo ha detto...

Non vorrei confondere nessuno ma - se ho ben compreso - i cattolici di rito orientale ( come gli ortodossi) tributano alla Theotokos un'altissima venerazione chiamandola Madre di Dio Tuttasanta ovvero senza ombra di peccato. Certo la formulazione dogmatica non è la medesima dell'occidente latino, ma la liturgia attesta la medesima verità di fede.

Pavel

mic ha detto...

Non vedo più un mio commento in risposta ad Anonimo 18:51
che devo aver cancellato per errore insieme ad altri.
Lo ringraziavo di cuore per il suo commento molto chiaro e illuminante sulle parole di Cantalamessa che che di fatto avevo sorvolato.

E riandavo col pensiero, per analogia, all'altro errore (in Gaudium et Spes) su Cristo incarnatosi "in qualche modo" in ogni uomo, affermando l'unione ipostatica dilatata all'intera umanità senza alcuna distinzione tra natura e Soprannatura e senza tener conto della sostanza umana individua e perfetta assunta dal Verbo in Gesù.

Non siamo messi bene...

Anonimo ha detto...


Ero io l'anonimo delle 18.51

Cara MIC,
di niente ... stiamo in cordata!

Cesare Baronio ha detto...

Sostanza umana individua e perfetta

Non sostanza, ma natura!

mic ha detto...

"Due nature (umana e divina) in individua ipostasi. (Calcedonia - Costantinopoli)

Il Verbo si è incarnato nell'uomo Gesù di Nazareth, che dunque è anche Dio e nella sua persona - e dunque nell'unica sostanza - le due nature sono unite ma non confuse.

Questo esclude, come dicevo sopra, che la Persona del Verbo si sia incarnata nell'intera umanità, come sembra affermare Gaudium et Spes. Dice il Vangelo:
".. a quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio..." (Gv Prologo, 18)

mic ha detto...

P.Cantalamessa parla di "cerimoniali". Potrebbe non riferirsi ai Riti e quindi alle "cerimonie" liturgiche.
Restano tutte le riserve sulle aperture al falso ecumenismo.

Antonio ha detto...

Da quel poco che posso aver capito, la formulazione "incriminata" di GS, poi ripresa e sviluppata da GPII, ha la sua radice in una certa "deminutio" della portata del peccato di origine, che da un lato determina l'ottimismo antropocentrico, dall'altro, nelle sue forme più estreme, una implicita negazione della divinità di Gesù Cristo. Ad es., quanto leggevo ieri su "Sì Sì No No" (28/2/2013) in merito ad una conferenza di R. Penna è eloquente: Gesù Cristo non è Dio, di fatto, ma i concili cristologici hanno sovrapposto una metafisica greca al messaggio cristiano. No comment.

mic ha detto...

La metafisica greca non si sovrappone al mrssagvio cristiano, ma offre gli strmenti per definirlo. Infatti la Scrittura nell'esegesi sia dell'A.T. che del N.T. lo ha ampiamente dimostrato. Ma tutgo questo viene inopinatamente oltrepassato proprio da chi dovrebbe garantirlo.

mic ha detto...

Chiedo scuda per i refusi. Sto scrivendo dal cellulare.

Japhet ha detto...

Mi sembra evidente che se P. Cantalamessa passa improvvisamente ad un discorso così rivoluzionario davanti al Papa, è evidente che cerca di parlare nello stesso senso del Papa.
Ciò conferma il timore di vedere rigettata la specificità del cattolicesimo in direzione di un vago sincretismo ecumenico.
Soprattutto se teniamo conto degli atteggiamenti del card. Bergoglio nei confronti delle altre confessioni, degli ebrei e degli islamici.

A meno che, extrema ratio, l'altissima funzione assunta (peraltro in maniera atipica) non plasmi il nuovo papa in determinazioni più cattoliche.