martedì 30 aprile 2013

Non confondiamo l'antisemitismo con l'ineludibile differenza tra le due fedi

Il Messaggero di oggi pubblica un articolo dal Titolo: Il rabbino critica l'Omelia del pontefice sugli ebrei:
ROMA «È necessaria maggiore cautela per prevenire ostilità e incomprensioni. Se uno afferma che gli ebrei erano brutti, cattivi, calunniavano e avevano il cuore freddo, capiscono tutti che si tratta di una polemica di duemila anni fa?». [...]. «E chiaro - afferma Di Segni  come nella sua omelia il Papa abbia usato il brano neotestamentario per sollecitare una riflessione e una critica interna al suo mondo. Ma il riferimento ai Giudei chiusi, se non viene spiegato bene nella predicazione, può suscitare ostilità e rischia di essere attualizzato da ascoltatori disattenti. Non era certo questa l'intenzione del Papa. Tuttavia la realtà attuale pone cautela: una cosa è predicare in Argentina, un’altra qui, con un ambiente e una mentalità totalmente differenti».
In realtà il Papa, come risulta dal resoconto de L'Osservatore Romano, non si è messo a parlare degli ebrei, ha semplicemente commentato un passo degli Atti degli Apostoli, peraltro nel corso di una celebrazione liturgica e non in una conferenza. Dunque non si dovrebbe più citare il Vangelo dove si parla degli ebrei?

Non è possibile tacciare di antisemitismo[1] qualunque espressione che nomini il popolo della vecchia Alleanza. Riporto quel che ne scrivevo qui in occasione della reazione suscitata urbi et orbi dalle parole di Mons. Fellay che aveva osato nominare gli ebrei, insieme a massoni e modernisti, tra i nemici della Chiesa. Radio Vaticana si era affrettata a ricordare due pilastri delle recenti posizioni della Chiesa al riguardo: rifiuto dell'antisemitismo e intangibilità della Nostra Aetate, partendo dalla citazione di alcune parole di Benedetto XVI. Riporto le considerazioni sul primo punto. Chi fosse interessato alle riflessioni sul secondo può consultare dal link.
« ...È l'occasione per ricordare che nel 2009, nel corso della sua visita in Israele, Benedetto XVI aveva qualificato l'antisemitismo come totalmente inaccettabile. Esso « continua a mostrare il suo volto ripugnante in molte parti del mondo ». L’anno precedente a Parigi, incontrando i rappresentanti della comunità ebraica aveva affermato che essere antisemita è essere anticristiano ».
Ebbene noi cattolici, compreso Mons. Fellay e la Sua Fraternità, siamo perfettamente d'accordo col Papa e non ci piace questa commedia degli equivoci che fa diventare antisemita qualunque espressione che ricordi la differenza sostanziale tra ebraismo e cristianesimo: il rifiuto della divinità di Cristo Signore; il che di certo non vede gli ebrei come nostri fratelli nella fede! Ma questo non comporta né rappresenta alcun odio nei confronti delle persone; anzi un cristiano si distingue per l'amore al nemico e per la preghiera nei suoi confronti, anch'essa abbiamo visto non gradita: si ritengono non bisognosi di conversione - che del resto nessuno vuole né può imporre - e la Chiesa glielo conferma (!?).
Però non confondiamo l'antisemitismo con il riconoscimento serio delle differenze che connotano le due fedi che, nonostante altisonanti e sempre più reiterate affermazioni, non adorano lo stesso Dio. Il che non deve produrre né inimicizia né disprezzo, ma realisticamente può comportare dialogo e collaborazione soltanto in ordine a questioni pragmatiche e culturali, dal momento che le fedi non possono dialogare. È dannoso diffondere equivoche possibilità su questo, altrimenti si produce solo omologazione e perdita di identità da parte nostra; il che equivale a rinnegare Chi il Signore è e ciò che Egli ha fatto e opera per noi fino alla fine dei tempi. Il problema è che l'affermazione della differenza, che non esclude il rispetto e che dovrebbe essere ovvia per chiunque, viene arbitrariamente e strumentalmente etichettata come istigazione all'odio.
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1. Sgombriamo il campo da ogni equivoco escludendo ogni rapporto tra l'antisemitismo inteso come odio razziale che non si identifica solo con quello nazista e l'antigiudaismo cristiano, che ha carattere esclusivamente religioso e riguarda una contrapposizione teologica sul riconoscimento del Messia nella persona di Gesù e non fomenta alcun odio né disprezzo, segna una semplice differenza identitaria dal punto di vista religioso. Il cristianesimo si innesta sulle stesse radici; ma si sviluppa in un diverso orizzonte escatologico. Quando si parla di giudaismo in riferimento al cristianesimo, bisogna intendere il giudaismo puro, con esclusione di quello spurio, che condanna e maledice i notzrì (cioè i cristiani). Questo ha inizio con l'esilio in Babilonia e sfocia, a partire dall’Assemblea di Yavne dopo la distruzione di Gerusalemme, nel giudaismo talmudico o rabbinico, che si è sviluppato contemporaneamente al cristianesimo in una netta differenziazione reciproca. Il cristianesimo, più che una 'forma' di giudaismo, ne è il compimento, nella Persona di Cristo, nei 'tempi ultimi' e nella Creazione Nuova da Lui inaugurata. E non è pertinente giocare sull'amalgama diffamatorio cristiano= antisemita facendone un miscuglio al passaggio anti-giudaico= anti-semita. In particolare, poi, in riferimento al nazismo, si ignora completamente che, se Hitler giunse al potere in una Germania originariamente cristiana, occorre fare una netta distinzione tra il cristianesimo dei protestanti e il cattolicesimo. Riguardo poi a fenomeni di antisemitismo, perché non fare un opportuno parallelismo tra il comportamento degli attuali fondamentalisti islamici e quello dei protestanti degli anni 30, invece di vedere l'antisemitismo tra i cattolici?

9 commenti:

don Camillo ha detto...

Ammazzachepalle sti giudiii...

Anonimo ha detto...

La confusione tra antisemitismo e scarsa simpatia pel giudaismo, il sionismo e l'ebtraismo è fatta in assoluta malafede.
Il primo è un razzismo che considera gli ebrei biologicamente come una razza a parte, geneticamente inferiore o maligna.
L'altra è un atteggiamento critico che, se argomentato, rappresenta una posizione lecita e in certi casi doverosa.
Santa Madre Chiesa non ha mai considerato gli ebrei una razza inferiore perché il Figlio di Dio si incarnò in essa e la Vergine e gli apostoli erano giudei.
Da qui il «Siamo spiritualmente semiti» di Pio XI.
Invece, basta che uno rammenti la Sinagoga, il deicidio, l'ingratitudine verso Pio XII, la preghiera del venerdì santo e compagnia bella e viene tout court bollato come antisemita.
IL Talmud bestemmia Gesù e la Madonna, ma un se cristiano cita il brano di Vangelo in cui la folla gerosolimitana chiede che il sangue di quel Giusto ricada sui suoi figli, è un bieco antisemita.
Queste cose bisogna dirle perché ogni volta che si tace "propter metum iudaeorum" si fa un oltraggio alla Verità.

don Camillo ha detto...

Stanno sempre a rosicà!

Cesare Baronio ha detto...

Beh, se Bergoglio non imparte la Benedizione per "rispetto" verso chi tra i giornalisti non è cattolico, potrebbe tacere il passo degli Atti degli Apostoli in cui si parla dei Giudei per non offendere nemmeno loro...

La nuova chiesa conciliare brillerà per i suoi omissis ecumenici.

mic ha detto...

Se nessuno replicherà al rabbino senza ingiustificati timori reverenziali e con garbata fermezza - il che con l'aria che tira è poco probabile - le ingerenze indebite continueranno e la Chiesa perderà autorevolezza e credibilità. Quel po' che ancora le resta.

mic ha detto...

...d'altronde, se la Chiesa non protesta per le ingiurie subite ripetutamente in Terrasanta da religiosi da parte di gruppi ortodossi e si "cala le braghe" ad ogni piè sospinto, i frutti che raccoglie sono questi.
Si può e si deve rispettare tutti, ma è giusto esigere analogo rispetto.

AGI ha detto...

(AGI) - CdV, 30 apr.

"L'aspetto a Gerusalemme, non solo io ma tutto il popolo d'Israele". Con queste parole il presidente israeliano Shimon Peres si e' congedato da Papa Francesco dopo un cordiale colloquio di circa 20 minuti.
Accompagnato da una delegazione di 10 dignitari, Peres e' stato accolto dal Papa nella Sala del Tronetto alla presenza del prefetto della Casa Pontificia, monsignor Georg Gaenswein, ben conosciuto dal presidente per aver accompagnato Benedetto XVI nel viaggio del 2009 in Terra Santa.
E dei giornalisti che hanno potuto cogliere un breve scambio di battute, tra le quali una richiesta di preghiere fatta dal presidente al Papa: "Preghi per tutti noi".
Poi tutti sono usciti e solo un interprete e i due interlocutori sono rimasti nella Biblioteca privata del Palazzo Apostolico per il colloquio, al termine del quale si e' colta invece un'offerta di preghiere da parte del presidente israeliano: "Domani - ha promesso infatti Peres a Bergoglio - andro' ad Assisi e li' preghero' per lei". Peres sembrava molto a suo agio (tanto che presentando i suoi collaboratori al Papa piu' volte ha strappato sorrisi se non aperte risate con le sue battute), Bergoglio forse un po' piu' teso.
Quando infatti si e' mostrato infastidito dal lavoro dei fotografi e dei cameramen, lo stesso Peres gli ha ricordato: "questo fa parte della nostra vita".
A Francesco ha poi donato un volume con la copertina nera sul quale c'era la dicitura in inglese ed ebraico "Bibbia di Gerusalemme". Ed ha chiesto all'interprete di leggere ad alta voce la sua dedica al Papa: "A Sua Santita' Papa Francesco, che lei possa prosperare in tutto quello che fa e ovunque lei vada".

Anonimo ha detto...

...e nemmeno in Siria, dove i cristiani vengono uccisi dai ribelli della "primavera" araba (ah, le primavere). E noi? Sosteniamoli!

Ulisse Di Bartolomei ha detto...

Anticristianesimo, antisemitismo e marxismo, stessa radice...

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